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Iraq, sale l’export di petrolio ma cala il Pil pro capite del 2020 a 4.660 dollari

In Iraq aumenta l’export di petrolio ma cala nel 2020 rispetto al 2019 il Pil pro capite a 4.660 dollari. Come è possibile? Andiamo con ordine per capire questa apparente contraddizione in una delle aree più turbolenti del pianeta e dello stesso Medio Oriente. Le esportazioni di oro nero iracheno, a luglio, sono balzate dello 0,9 per cento, rispetto al mese precedente. Lo riporta l’agenzia irachena “Shafaq News”, la quale riporta che, secondo un report della compagnia energetica Standard & Poor’s Global Platts, l’aumento della produzione di greggio ha portato il Paese, ancora sotto controllo delle truppe americane di stanza nell’area dalla caduta di Saddam Hussein in seguito all’intervento militare deciso dal presidente George Bush Jr., ad esportare una media di 2,918 milioni di barili al giorno a luglio, a differenza dei 2,892 milioni del mese precedente.

Va però considerato che anche la quota di Opec+  è aumentata, passando da 3.954 barili al giorno, nel mese di giugno, ai 4.016 di luglio. Le stime indicano che la quota dell’Iraq salirà, ad agosto, fino a 4.061 milioni di barili al giorno, con il taglio della produzione Opec+, che ammonterà a 400mila barili al giorno, per ogni mese, fino a dicembre. In questo quadro complesso ed articolato, l’Iraq ha raggiunto ricavi per 6,513 miliardi di dollari a luglio, vendendo il suo petrolio a un prezzo medio di 72 dollari al barile, rispetto ai numeri del mese precedente: 6,143 miliardi totali e 70.801 dollari al barile. L’export di petrolio iracheno, a luglio 2021, è aumentate dello 0,9%, rispetto al mese di giugno. I proventi della vendita di oro nero sono la principale fonte di reddito per il governo iracheno.

Cala il reddito pro capite

Tutto bene, dunque? Non proprio. Il reddito pro capite in Iraq, durante il 2020, è stato di 4.660 mila dollari, in calo rispetto all’anno 2019, in cui la quota pro capite ammontava a 5.490 mila dollari. E’ quanto emerge dalla statistica pubblicata dalla Banca nazionale di Baghdad, citata dall’agenzia di stampa irachena “Shafaq”. “Il reddito pro capite più alto dell’Iraq negli ultimi 40 anni è stato registrato nel 1990, quando ammontava a 7.070 mila dollari”, si legge nel rapporto della banca centrale. Naturalmente il calo è spiegabile per la estrema volatilità intrinseca dei prezzi del petrolio.