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Quanto hanno pesato i rendimenti bassi dei Bund sulla sconfitta della Merkel?

Mi pare che ci sia una dimenticanza nelle approfondite analisi politiche che hanno seguito il clamoroso risultato tedesco di domenica scorsa con la grave sconfitta di democristiani e socialdmocratici uniti nella Grosse Koalition. Mi spiego meglio: l’arrivo di un milione di migranti  nel 2015 provenienti dalla Siria in particolare e dal Medio Oriente in generale ha sicuramente avuto un chiaro effetto dirompente in un elettorato frastornato da timori sulla sicurezza interna. Ma c’è anche un altro elemento che ha spaventato soprattutto i risparmiatori e pensionati tedeschi. I liberali di Fdp, che erano rimasti fuori dal Bundestag una legislatura,  lo hanno capito e cavalcato insieme agli estremisti di destra dell’Afd: l’erosione dei rendimenti dei titoli di stato.

I liberali hanno cercato di difendere quella politica economica tedesca chiamata ordoliberalismo che cerca di mettere insieme l’economia sociale di mercato con i conti pubblici in ordine e che in Europa ha imposto austerità e bilanci in pareggio a tutti i paesi membri in piena crisi economica. I liberali tedeschi oggi sono contrari alla politica dei tassi a zero della Bce, all’acquisto di titoli di stato che ha aumentato il prezzo dei bond ma ridotto i rendimenti, un fatto che ha impoverito i risparmiatori tedeschi, i pensionati e messo in difficoltà anche alcune società di assicurazione. Un eccesso teutonico? Non proprio. La Bundesbank era anche contraria alla eliminazione delle banconote da 500 euro con cui alcuni istituti tedeschi evitavamo la tagliola dei tassi negativi sui depositi presso la Bce tenendo i forzieri pieni di contante.

Insomma oltre alla contrarietà verso qualsiasi mutualizzazione dei debiti di altri paesi, i liberali dell’Fdp avrebbero intercettato anche il fastidio e l’insoddisfazione verso una politica monetaria della Bce ritenuta in Germania troppo accomodante sia sul fronte dei tassi che sul fronte degli acquisti quantitativi. Un effetto passeggero da campagna elettorale? Non proprio. I liberali chiederanno il posto dell’attuale ministro delle Finanze , Wolfgang Schaeuble, 75 anni,  ritenuto troppo accomodante. Ma il vero obiettivo potrebbe essere quello di mettere in cantiere procedure che al contrario di quanto sostenuto dal presidente francese Emmanuel Macron aprano a meccanismi dove il rischio paese venga mantenuto negli stretti  confini nazionali, con limiti alle banche nazionali di acquistare titoli di stato domestici  e magari ipotizzare default guidati sotto l’ombrello del nuovo Esm in funzione di Fondo monetario europeo. Insomma trasformare l’eurozona in un club dove i rischi sono nazionali.  Ma qui si apre una domanda: che cosa rischia di diventare l’Eurozona se passa l’idea di un Paese debitore che deve fare i compiti a casa pena l’esclusione? Un nucleo economico e monetario più omogeneo e solido o una zona dove i Paesi creditori hanno un potere maggiore dei Paesi debitori? E cosa rischia di diventare questa Eurozona dove chi ha debiti diventa sempre più debole e chi vanta crediti sempre più forte?
I padri fondatori avevano pensato l’Eurogruppo come una zona dove si produceva ricchezza che sarebbe stata distribuita ai partecipanti al club monetario. Invece accade che chi è forte e produce più dei partner raccoglie i benefici di un creditore, mentre chi è svantaggiato e si deve indebitare deve a sua volta pagare e si indebolisce sempre di più. Una zona comune che non salva i debitori interni ma li tratta come Paesi stranieri dove la troika ha diritto di pieno accesso ai ministeri e con il diritto di veto sulla legislazione oggetto delle trattative, sono intrusioni nella sovranità nazionale che difficilmente sarebbero accettate anche da chi è fuori da un’unione monetaria. Ecco perché il nuovo governo tedesco e i suoi equilibri saranno importanti per il destino di tutti gli europei.