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Ema, serve un’analisi pacata per ripartire

Maurizio Crippa, vice direttore del Foglio ha già stigmatizzato  la sorprendente opinione di Mario Ajello sulla prima pagina del Messaggero, secondo cui l’assegnazione dell’Ema, l’agenzia del farmaco europeo finita ad Amsterdam battendo Milano alla monetina, come “Una scelta che avrebbe squilibrato il paese”.  Scrive Ajello che è finito nel nulla  “un progetto malamente congegnato dal governo italiano che avrebbe portato un grave squilibrio. Rendendo più forti i forti, e lasciando ai margini le altre parti della Penisola meritevoli di opportunità”. Un pensiero difficile da condividere. Ma sull’Ema e la sconfitta subìta bisogna tornare per analizzare “what went wrong”, cosa è andato storto e non dare la colpa alla monetina e dunque alla sorte cioè al caso. Perché la vera domanda da porsi è perché il duello sia finito ai rigori senza essere capaci di vincere nei 90 minuti regolamentari di gioco. Molto si dovrebbe riflettere su come un paese, la terza economia della zona euro, possa essere rimasto a bocca asciutta.  Come mai un contributore netto della Ue, con una candidatura forte, quella della Milano post-Expo, con centri di ricerca e industrie di eccellenza del farmaco seconde a nessuno in Europa, non è riuscito a coagulare il consenso necessario per raggiungere l’agognato obiettivo? Bisognerebbe fare una lunga analisi pacata della efficacia della nostra politica estera in campo europeo e trarre qualche conclusione magari in un convengo ad hoc. Senza sconti e senza dare la colpa alla sorte.