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Chi ha ucciso il debito pubblico?

Assistere alle mirabolanti promesse elettorali dei partiti italiani su abolizione del canone Rai, flat tax, abolizione della legge Fornero, o introduzione  di redditi di cittadinanza senza mai dire dove si prenderebbero i soldi necessari a sostenere tali operazioni di spesa, come peraltro prevede la nostra Costituzione, mi ha dato la sensazione  di essere finito nel film “Assassinio sull’Orient Express”.

Nel film tutti i passeggeri hanno un solo scopo nei confronti di Herlcule Poirot, l’investigatore belga inventato dalla scrittrice  britannica Agatha Christie: depistarlo, confonderlo, accusarsi a vicenda del delitto per scagionarsi. Ma in realtà sono tutti concordi nel tenere nascosto a Poirot la verità di fondo che la drammatica corsa nella notte sull’Orient Express nessuno vuole fare apparire nella sua evidenza: che tutti i passeggeri sono colpevoli.

Già come nella attuale campagna elettorale dove tutti attaccano gli altri, promettono ciò che sanno di non poter mantenere fino in fondo e tralasciano di dire che in verità tutti sono in parte responsabili del debito pubblico italiano che viaggia al 130% del Pil. Chi ha provocato il debito pubblico? Chi lo vuole davvero ridurre? In che modo? Come? Con la riduzione delle spese inutili? Una ennesima spending review? Con una patrimoniale? Vogliamo lasciare dunque il compito a un “Podestà straniero” ovvero alla Troika in rappresentanza dei creditori internazionali  secondo la famosa metafora usata in un fondo sul Corriere della sera dall’ex premier Mario Monti? Nessuno parla, nessuno fornisce indicazioni sul problema di fondo di questo paese. Tutti promettono demagogicamente senza affrontare la madre di tutte le questioni economiche: come crescere e creare  lavoro recuperando  la stabilità dei conti pubblici che dopo la fine della politica monetaria espansiva della Bce  sarà un via sempre più impervia?

Il Sole 24 ore sta facendo un’ opera di verifica e controllo delle varie proposte politiche e dei loro costi. Esattamente quello che all’indomani del voto faranno i mercati. Perché anche i mercati votano, ma con la mano sul portafoglio.