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Macedonia: un flop per la Nato e Ue, un punto per Putin

Il referendum sull’adesione alla Nato e alla Ue della Macedonia del Nord, già Fjrom, ex repubblica jugoslava di Macedonia, non ha raggiunto il quorum del 50% attestandosi solo al 34%. Un flop di queste dimensioni brucia sulla pelle di Zoran Zaev, il premier macedone e di Alexis Tsipras, il primo ministro greco che sull’accordo avevano puntato molte energie per uscire dalle secche di un mondo balcanico dove torna a soffiare il vento poco rassicurante dei vecchi nazionalismi o dei sovranismi come si usa dire oggi.
In questo caso si torna addirittura a contendersi fra due Stati confinanti l’eredità di Alessandro Magno, detto appunto il macedone che ebbe il merito di diffondere l’ellenismo fino ai confini più estremi del mondo allora conosciuto.
Uno smacco pesante per la cancelliera tedesca Angela Merkel che si era spesa personalmente andando a Skopje e James Mattis il segretario alla Difesa americano che aveva cercato di allargare l’Alleanza atlantica oltre gli attuali confini.
Musica per le orecchie di Vladimir Putin che ora vede fermarsi la spinta verso una integrazione di Skopje alla Ue e soprattutto alla Nato. Naturalmente teoricamente l’iter legislativo di approvazione dell’accordo può andare avanti a Skopje ma la strada è decisamente in salita.
Zaev aveva puntato su una svolta decisa, una scelta di rottura con il passato fatto di diffidenza con i vicini greci, ma i Balcani si dimostrano una terra difficile dove la memoria e le identità pesano più dei vantaggi economici che l’accordo con Atene avrebbe indubbiamente portato in uno dei paesi più poveri della regione.