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Tagliare i tempi sui pignoramenti è vitale per le banche italiane

Al vertice di Davos di gennaio il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan aveva annunciato che ci sarebbe stato a breve un insieme di misure relative al sistema bancario», spiegando che le misure avrebbero dovuto comprendere «un’autoriforma del credito cooperativo» con l’aggregazione intorno a un gruppo e ulteriori misure per facilitare lo smaltimento dei crediti deteriorati in pancia alle banche. Proprio su questo punto, dove si sta ancora lavorando, Gianni Franco Papa, capo del Corporate ed Investment banking di UniCredit, sempre a Davos, interpellato a questo proposito, aveva  ricordato che in Gran Bretagna si recuperano i crediti in contenzioso in 18 mesi contro i sette anni in Italia.

Insomma il tema è importante e la riduzione dei tempi di pignoramento degli immobili posti a garanzia dei crediti “è la parte cruciale” del piano per liberare le banche del peso dei crediti deteriorati. Ne è convinto il consigliere delegato della Bpm, Giuseppe Castagna. “Più che qualsiasi decisione sulla struttura della ‘bad bank’ conta invece quanto velocemente si riesce a convincere gli investitori esteri che abbiamo un sistema in grado di acclarare le possibilità di chi ha comprato un asset con un credito a fronte di poterlo utilizzare velocemente”, ha spiegato. “Questa è la chiave per poter arrivare a dei prezzi di mercato normali, auspicabili, quindi prima si fa questo e meglio è per tutti – ha proseguito – Diamo tempo al governo, il governo fa ma queste cose non si risolvono solo con una legge, sono cose culturali”.

Quanto alle indiscrezioni sul fatto che il provvedimento per accelerare i tempi dei pignoramenti sarebbe stato stralciato dal decreto varato la scorsa settimana dal governo, l’a.d. di UniCredit Federico Ghizzoni ha commentato: “Da quanto ho inteso non è stato tolto per sempre, ma è stato tolto per ridiscuterlo molto a breve e renderlo probabilmente più efficace rispetto alla prima versione. Quindi leggo questa notizia quasi in positivo piuttosto che in negativo – ha proseguito – Non è tolto e punto, ma penso per ripresentarlo a breve in un prossimo consiglio” dei ministri. Sul tema è intervenuto anche il capo della Segreteria tecnica del Mef Fabrizio Pagani, notando che “il tema della riforma del diritto fallimentare e il passaggio dalla nozione di fallimento a quella di insolvenza è oggetto di un disegno di legge presentato in Parlamento, approvato la scorsa settimana dal Consiglio dei ministri”.

Insomma sembra che il tema di ridurre i tempi sui crediti in contenzioso stia marciando a tappe forzate verso una soluzione. Ancora un volta l’inefficienza della macchina burocratica e la legislazione arretrata sono i veri fardelli del sistema Italia rispetto ai partner europei.  Anche in Grecia la troika, in rappresentanza dei creditori, ha proposto una legislazione che tagli i tempi per poter rimettere sul mercato gli immobili posti a garanzia dei crediti bancari e rimettere in circolo die beni altrimenti congelati. La normativa ellenica è ancora all’esame del parlamento greco perché ha suscitato molte resistenze all’interno degli stessi parlamentari della maggioranza. E così i titoli delle banche elleniche, appena ricapitalizzate, vanno sull’ottovolante in Borsa.