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Swap greco, per ora aderiscono il 20% di istituzionali, i piccoli sperano di restare fuori

I principali creditori privati di Atene, pari a 40 miliardi di euro su 206 miliardi totali cioè il 20% dei bond detenuti  dai privati, hanno accettato l'accordo per lo swap del debito greco. Lo ha reso noto l'Institute for International Finance (Iif), riportando l'ok da parte delle francesi Axa, Bnp Paribas e Cnp Assurances oltre che delle tedescahe Allianz, Commerzbank e Deutsche Bank. Tra i membri del consiglio direttivo dell'Iif che hanno dato il disco verde all'accordo di concambio, anche Intesa San Paolo, l'olandese Ing e la statunitense Greylock Capital Management. Non mancano all'appello i creditori ellenici, ovviamente come l'Alpha Bank, Eurobank EFG et la Banca nazionale greca.

L'unico membro del comitato direttivo che ancora non ha accettato i termini è la principale banche regionale tedesca, la Landesbank Baden-Wuerttemberg (LBBW). In questo caso, ha sottolineato l'Iif di Charles Dallara, il processo di approvazione è ancora in via di definizione. L'intesa, che deve essere completata entro giovedì sera alle 21, determinerà perdite del 53,5% sul valore facciale dei crediti detenuti dalle banche, pari a circa il 74% del loro valore reale. Grazie a questa intesa, Atene risparmierà 107 miliardi di euro su un totale di 200 miliardi di euro di debiti con i privati, oltre a 75 miliardi di finanziamenti operati da altri stati e Fmi, 60 in mano alla Bce, 15 in Tbill con scadenza inferiore all'anno, per un totale di 357 miliardi di debito complessivo.

Siamo alle battute finali nella partita fra Atene e i creditori privati istituzionali con i piccoli investitori che hanno 16 miliardi di bond (di cui 1 miliardo è in mano a risparmiatori italiani) su 207 complessivi in mano al settore privato. Se questi ultimi non accetteranno volontariamente l'offerta di scambio dei titoli, il governo ellenico «utilizzerà le clausole di azione collettiva» che comporterebbero automaticamente delle perdite per gli investitori. La minaccia è arrivata dal ministro delle Finanze greco, Evangelos Venizelos, nel giorno in cui dodici istituti finanziari internazionali hanno detto di essere disposti a partecipare all'operazione di swap del debito con Atene. 

Atene si attende un'adesione volontaria di almeno il 75%, l'ideale sarebbe il 90%, al piano che prevede un'haircut' o taglio nominale del 53,5% sui titoli in portafoglio, che saranno scambiati con titoli a più lunga scadenza e che avranno una cedola del 3% fino al 2014, 3,75% fino al 2020, e 4,3% dopo il 2020. «Questa è la nostra migliore offerta perchè è l'unica offerta esistente», ha detto senza mezzi termini Venizelos. Secondo il ministro delle Finanze «se possiamo evitare di far scattare i credit-default swap, questa è la soluzione migliore. Con un'adesione quasi universale non è necessario attivare le clausole d'azione collettiva. Ma queste clausole esistono nel nostro ordinamento e siamo pronti a mettere in atto i provvedimenti legislativi se necessario».
Le parole di Venizelos arrivano a pochi giorni dal termine entro cui i creditori privati sono invitati ad aderire allo scambio del debito. La scadenza è  fissata per le h- 21 di giovedì 8 marzo mentre il giorno dopo l'Eurogruppo terrà una teleconferenza per fare il punto sull'operazione. Il 20 marzo Atene dovrà quindi rimborsare 14,5 miliardi di titoli in scadenza. «Questa è la settimana decisiva», ha sottolineato il ministro delle Finanze ellenico. E ha ragione. In Grecia si sta giocando una partita tra istituzioni finanziarie che hanno bond greci in pancia ma con diversi obiettivi: ci sono coloro (come alcuni hedge funds americani) che hanno bond greci coperti da Crediti default swap (Cds) che assicurano dalla bancarotta e che puntano sul default, e chi quei Cds li deve pagare e quindi non vuole affatto far scattare i Cds né le clausole di azione collettiva. Due posizioni inconciliabili. I piccoli investitori subiranno l'esito di questo scontro.