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Goldman Sachs e la fine del turbocapitalismo, la caduta dei masters dell’universo

Una banca senza etica, dove i clienti vengono chiamati "pupazzi" e l'ambiente di lavoro è tossico e distruttivo. L'ex dipendente Greg Smith ha ritratto così Goldman Sachs in un editoriale pubblicato sul New York Times, prima di lasciare la carica di dirigente del settore derivati in Europa, Africa e Medio Oriente.
Smith, che ha accusato l’azienda di perpetuare una politica che antepone il profitto dell'impresa agli interessi dei clienti – approfittando cioè di ogni situazione di conflitto di interesse per fare soldi – spinge a fare considerazioni di etica, cioè di comportamento sbagliato o di avidità dei banchieri.
Ma è davvero un problema di etica o magari di regole o di un nuovo modello di sviluppo? Secondo i senatori Carl Levin del Michigan e Jeff Merkley dell’Oregon, i due democratici maggiori sostenitori della Volcker Rule, cioè del divieto di fare proprietary trading e di ridurre i conflitti di interesse come indicato nel Dodd-Frank Act, le dichiarazioni di Greg Smith rafforzano l’opinione che serva al più presto implementare le restrizioni all’attività di trading a Wall Street, cioè che si torni a modelli di separazione tra banche d’investimento (capitali di rischio) e quelle commerciali (tutelate dal governo).
E’ la fine di un mito che per anni ha percorso sia le file repubblicane che quelle democratiche: cioè che l’impoverimento del ceto medio americano, causato dalla delocalizzazione selvaggia degli impianti produttivi soprattutto in Asia, avrebbe potuto essere affrontato con il credito facile, prestiti sui consumi e sui mutui subprime per tutti, anche a chi non li avrebbe mai ripagati. L’importante era suddividere il rischio in modo  così esteso e articolato, tranciando addiritura il legame di responsabilità giuridica tra venditore e acquirente dei nuovi pacchetti finanziari che incorporavano il rischio, in modo tale che la bolla non sarebbe mai scoppiata. Il mercato avrebbe sempre trovato il giusto equilibrio.
Il mondo dell’"irrazionale esuberanza dei mercati" che avrebbe dovuto trovare la migliore allocazione dei capitali assegnava alle grandi banche di Wall Stret il ruolo di numi tutelari del nuovo modello turbo capitalistico, meglio definito come finanziario-capitalistico. Un modello che doveva gorvernare il mondo e oggi appare aver fallito miseramente.
Secondo uno che Goldman la conosce bene, cioè William Cohan, giornalista di Bloomberg, oltre che ex banchiere, autore di un libro intitolato “Money and Power: How Goldman Sachs Came to Rule the World”, lo scandalo è che la denuncia di Smith sia finita sulla stampa. Cioè che si sia rotta la cortina di omertà che impediva di divulgare ciò che tutti sapevano. Non è così. A questo punto non poteva che uscire sulla stampa, perché il modello si è rotto e nessuno crede più che sia un problema singolo di avidità dei banchieri o di comportamenti scorretti, quanto di un modello di capitalismo giunto al termine.
Il Mito del Minotauro. Facciamo un passo indietro e torniamo alla Grecia che è tornata ad essere il punto di vista ottimale per capire gli effetti della maggior crisi finanziaria mondiale dal 1929. Fu proprio ad Atene, nel 2009 secondo la ricostruzione del New York Times, che in seguito al rifiuto del premier greco George Papandreou, all’offerta di alcuni esponenti di Goldman Sachs che si erano prodigati nell’offrire nuove strategie per rinviare il problema del deficit ellenico, scoppia la crisi dei debiti sovrani in Europa. Papandreou rifuta di occultare il deficit e scatena la crisi dell’Eurozona.
Seguiamo ora il filo di Arianna e torniamo per un momento a Creta, al labirinto di Minosse e del Minotauro. Secondo un’economista greco,e Yanis Varoufakis– come racconta sempre il Nyt – il mito del Minotauro è la metafora migliore per comprendere i recenti eventi macroeconomici. Come Varoufakis scrive nel suo libro, "Il Minotauro globale," il mondo in cui abbiamo vissuto fin’ora ha funzionato, grazie al consumo vorace di un diverso tipo di bestia, il debito americano. Non caso "Affama la bestia" era lo slogan, che i repubblicani hanno sempre appoggiato in America per il taglio delle tasse, convinti che questo fosse il modo per costringere lo stato alla ritirata dall’economia.
Dopo la Seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti avviarano il piano Marshall per ricostruire le infrastrutture dei loro alleati europei compresi gli ex nemici tra cui l’Italia, ognuno dei quali divenne loro partner commerciale. Gli Stati Uniti divennero la nazione con il maggior surplus del mondo: i suoi profitti andavano verso gli alleati sotto forma di aiuti e investimenti. All’inizio degli anni 1970, tuttavia, altri paesi entrano in scena e gli Stati Uniti diventarono una nazione debitrice. A quel punto entra gioca la finanza americana che comprende come non importa se gli Stati Uniti abbiano un surplus o un deficit, ma che l’importante è avere la moneta globale, il dollaro e con quello dirigere i surplus finanziari verso il debito americano. Insomma gli Usa sono come un croupier che vince sempre una quota del gioco comunque vada. Così ad esempio il maggior detentore di Tbill Usa sono diventati i cinesi, che hanno il maggior surplus commerciale con Washingotn. Io compro i tuoi prodotti e tu compri miei bond.
Il sistema portava una parte enorme dei flussi di capitale del mondo al servizio del debito originato dagli Stati Uniti. Il debito pubblico americano, e la necessità di nutrirlo, è la versione moderna del mito del Minotauro che divorava giovani delle citta greche sottomesse al re Minosse di Creta.
Le società finanziarie di Wall Street (Goldman Sachs in testa ma non l’unica) sono diventate le ancelle del moderno Minotauro. "Il massiccio flusso di capitali verso Wall Street ha dato lo slancio per la finanziarizzazione», spiega Varoufakis sempre al Nyt, riferendosi alla creazione di derivati e altri veicoli finanziari a rischio. "E così Wall Street ha creato una grande quantità di denaro privato, con il quale ha inondato il mondo e ha creato enormi bolle, nel mercato immobiliare degli Stati Uniti e altrove." Per far questo si sono dovute cambiare le regole finanziarie che risalivano al New Deal di Franklin D. Roosevelt, prima fra tutte la Glass-Stegal che nel 1999, su proposta repubblicana nel periodo del democratico Bill Clinton, viene modificata e ancora prima con il "Big bang" della lady di ferro, Margareth Thatcher a Londra, dove inizia la deregolamentazione dei mercati finanziari, la madre di tutte le deregolamentazioni finanziarie successive.
Quando quel sistema è crollato nel 2007, a quel punto era chiaro che sarebbe stato solo una questione di tempo che anche l’euro sarebbe entrato in crisi. Le economie europee del Nord Europa non avevano più un posto dove vendere i propri prodotti ai periferici del Sud Europa.
Naturalmente anche la Grecia ha avuto prestiti dall’Ue per costruire infrastrutture ed entrare nel gioco, invece ha sperperato i soldi in clientele facendo aumentare il debito.
Secondo Yanis Varoufakis, il futuro – per la Grecia e per gran parte del resto del mondo occidentale, e i recenti miglioramenti del’economia americana sono irrilevanti – è una situazione di instabilità. Il Minotauro è morto, ed è ciò che teneva tutto insieme, ma per ora non si vede un nuovo sistema all’orizzonte. O se preferite il consumatore americano, il driver dell’economia mondiale visto che il 70% del Pil Usa è composta da consumi, è ancora debole e non si sa ancora come rimpiazzarlo.

  • vittorio da rold |

    L’Asia ha avuto un momento di declino nei secoli scorsi per poi ora tornare prepotentemente al peso che le compete. Intercettare le rotte commerciali o i bisogni dei giganti asiatici (India e Cina) è cruciale per chiunque. Marco Polo e la storia di Venezia insegnano. Quando nel 1492 venne scoperta l’America, le rotte mediterranee declinarono in favore di quelle atlantiche e dei paesi che le controllavano (Portogallo, Olanda, Spagna, Francia e Gran Bretagna). Ora che l’Asia ritorna importante le rotte mediterranee tornano al centro dei flussi. Ecco perché il porto di Gioia Tauro, Genova, Marsiglia e quello del Pireo, gestito dai cinesi della Cosco, stanno tornando di attualità.

  • NANO |

    Questa analisi va al cuore del problema.
    Mi pare che essa, giustamente, rimandi, anche se non del tutto esplicitamente, alla “madre di tutti i problemi”: la accresciuta competitività dell’Asia nei confronti dell’Occidente.
    Il resto sono patetici maquillage.

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