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Tagliare il legame tra bond sovrani e banche

C’è un legame perverso tra debito sovrano e banche in Europa, una tradizionale spirale di interconnessione che in Eurolandia è scoppiata nel novembre 2009 quando la Grecia ammise di aver truccato i conti del debito pubblico. Da quel momento gli spread del debito greco cominciarono a salire contagiando anche quelli dei paesi mediterranei e subito dopo delle relative banche dei paesi contagiati. Il colpo di grazia della spaccatura dei tassi tra paesi "core" e nazioni periferiche dell’Eurozona (e relative banche) arrivò con l’accordo franco-tedesco di Deauville nell’ottobre 2010, sottoscritto tra il presidente Nicolas Sarkozy e il cancelliere Angela  Merkel, che decisero da soli di coinvolgere i privati nelle perdite dello swap ellenico. Una scelta poco lungimirante che ha rafforzato, nell’ottica degli investitori, l’interconnesione tra debito sovrano e banche.
 Come se non bastasse il 26 ottobre 2011 l’Eba, l’European Banking Agency con sede a Londra, decise di obbligare gli istituti di credito europei a mettere a bilancio il valore dei bond sovrani a prezzi di mercato cioè "mark to market", enfatizzando ancora di più il legame tra banche e debito sovrano del paese. Una mossa che ha privilegiato le banche tedesche e inglesi (con prezzi dei bond che si rivalutavano) e penalizzando quelle dei paesi con prezzi in calo. Una scelta che, seppure dettata da buone intenzioni, ha portato come effetto collaterale a penalizzare i paesi che dovevano attuare politiche restrittive con tassi sempre più alti e penalizzanti.
Come uscirne? Nel medio periodo ci vogliono nuove iniezioni della Bce tipo Ltro, i project bond, ricapitalizzazione della Bei, gli eurobond e una maggiore unione fiscale europea. Nel breve, Erik Nielsen, capo economista di Unicredit, suggerisce di tagliare il legame tra i debiti sovrani e le banche creando un’istituzione pan-europea di supervisione delle banche europee, con poteri di nazionalizzazione, ristrutturazione e ri-privatizzazione. Solo così si ricrerebbe un «piano comune competitivo» di finanziamento per le banche europee.