Basta austerity (aumento delle tasse), sì al rigore (taglio delle spese), avanti con le riforme

L'austerity non piace più in Europa perché uccide la crescita ancora in culla: bene, ma attenzione a non prendere abbagli pericolosi perché la nuova linea che si va diffondendo a Bruxelles non significa affatto abbandonare la via del rigore (fiscal compact)  che chiede conti pubblici in pareggio, ma enfattizza la riduzione delle spese rispetto all'aumento della pressione fiscale  e soprattutto non significa affatto fermare l'opera di riforme strutturali per recuperare la competittività perduta.

Chi non capisce bene l'aria che tira a Bruxelles e dinotrni rischia di sbattere il muso contro il no duro della Merkel e dei paesi del Nord Europa. E certo non abbiamo bisogno di una nuova guerra o di incomprensioni tra paesi nell'eurozona.

Quando venne chiamato Mario Monti a spegnere l'incendio dello spread dei bond il premier-pompiere non potè far altro in emergenza che alzare la pressione fiscale con l'IMU (soldi subito), impostare qualche riforma strutturale di lungo respiro (pensioni) e chiedere di tagliare i costi della politica (senza successo a causa dell'opposizione di TUTTO il ceto politico).

Ora il nodo del taglio della spesa improduttiva si ripropone: abolire il Senato e varare una riforma con una sola camera come avviene in Grecia senza danni alla democrazia semplificherebbe il sistema politico e ridurrebbe i costi della politica di un colpo (meno 315 senatori) . Ridurre o meglio abolire le province avrebbe lo stesso benefico effetto. Ridurre il numero dei consiglieri regionali e il numero stesso delle regioni sarebbe un altro colpo magistrale che ridurrebbe anche il tasso di antipolitica che alligna nel Paese. E poi decidere una riforma elettorale con colleggi uninominali e presidenzialismo come vuole la destra o sistema a doppio turno alla francese con premier rafforzato come vuole la sinistra cercando un terreno di intesa per uscire dai governi di grandi intese che con questa legge strabica tra Senato e Camera sono un evento molto probabili se non scontato.

Basta austerity non vuol dire liberi tutti, fine dei compiti a casa o vacanze e pasti gratis per tutti come un certo anti-europeismo provinciale vuol far credere. Significa tagli alle spese mirati e non lineari che non siano il taglio settimanale del barbiere ma riforme profonde che incidano sui flussi di spesa improduttivi, finanziamenti a pioggia compresi.

Significa usare i commissari prefettizi quando una Usl è in rosso, una Regione ha i conti fuori regola, una zona terremotata rimane tale per anni come fosse una nuova destinazione produttiva. Pagare i debiti alle imprese entro 60 giorni, rilanciare le infrastrutture di rete, ridurre il numero delle Università locali ridotte spesso a parcheggio di ceto politico trombato e rilanciare le scuole professionali locali, un tempo area di eccellenza e fucina di idee e di innovazione dei distretti produttivi. Formare campioni nazionali nei settori del lusso, della grande distribuzione, della farmaceutica, chimica, informatica, alimentare e tlc  con l'uso del Fondo stategico Italiano (FSI) prima di venir comprati del tutto dagli stranieri e ridotti a comparse con poche multinazionali tascabili. Tutti sanno cosa serve al Paese dopo venti anni perduti a far finta di credere nelle alternanze politiche senza mai modificare nulla in profondità: ora è il tempo di fermare il declino e il gioco dei veti incrociati, altrimenti saremo destinati a tornare ad emigrare come camerieri nelle pizzerie "Bella Napoli" dislocate in mezza Europa o di vedere i nostri migliori cervelli andar via dopo essere stati formati nelle nostre scuole con i nostri soldi pubblici.

Gli altri paesi corrono a velocità doppia. La Turchia che non va certo male con una crescita del 3% annua sta varando un testo per uno scudo fiscale che faccia rientrare parte dei 100 miliardi che i turchi benestanti hanno portato all'estero, di cui buona parte investiti in buoni del Tesoro americani. La caccia ai capitali e la lotta ai paradisi fiscali dietro l'angolo è una necessità da perseguire senza indugi. La complessità internazionale non ammette più di considerarci l'ombelico del mondo, gli eredi di grandi destini passati, pena la nostra emarginazione.

 

  • zse |

    Austerity, tagli, abolizioni!
    MAI NESSUNO PARLA DI EVASIONE FISCALE dove si possono recuperare fino a 200 miliardi l’anno!
    Invece solo demagogia e riforme improbabili che nella migliore delle ipotesi fanno lievitare i costi.

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