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A che serve Davos? Perdita di tempo o masters dell’universo?

Tutti gli anni, da 44 anni a questa parte, sulle nevi grigionesi è la stessa domanda ad arrivare puntuale: a che serve Davos? Per molti è il luogo dove si riuninoscono i grandi della finanza e dell'economia per decidere i destini del mondo, sposando una tesi complottitistica che ricorda una sorta di  gruppo Bildenberg o altre associziaoni molto elitarie dai contorni un po' misteriosi. Per questo ogni anno gruppi alternativi organizzano manifestazioni anti-capitaliste nelle vicinanze di Davos.

Altri invece pensano che Davos sia solo una sorta di  "salotto buono" internazionale dove si fanno soprattutto affari, buone conoscenze e si parla con i media internazionali che contano nel globo. Un luogo di business enterteinment  riservato ai ricchi e facoltosi uomini d'affari. Un posto di chiacchere  ma senza poteri decisori. Insomma una gran perdita di tempo, un modo lsnob per fare lo struscio sulla neve o per fare una vacanza glamour facendo finta di lavorare.

In realtà è qualcosa di diverso da tutto cio: è la riunione della platea più esigente del mondo, composta dai maggiori amministratori delegati delle più grandi multinazionali globali. Un gruppo di persone dal palato particolarmente difficile, tipi tosti che pensano al dividendo da distribuire  e che amano essere presi sul serio. Pena l’esclusione del paese che li sottovaluta o non li convince, dalle loro rotte di investimento e la cancellazione dalla mappa del business del paese poco convincente. A questa platea si presentano circa 50 tra  capi di stato e di governo all'anno per convincerli della bontà delle loro politiche e a investire nelle loro nazioni. In questo modo qui è nata la globalizzazione e il suo parziale ritorno a casa nei paesi industralizzati negli anni più recenti.

Un esempio di giornata tipo dell'uomo davosiano? Nel corso di questa prima gionata a Davos i media  internazionali potranno andare ad esempio al breakfast per la stampa organizzato dalle Assicurazioni Generali di Trieste alle 7.30 ( sì a Davos ci si alza presto) mnetre i 2.500 partecipanti potranno sapere in diretta cosa dirà il primo ministro giapponese Shinzo Abe del fatto che ad aprile il suo governo  aumenterà le tasse sui consumi all'8% . Può essere interessante per chi esporta nel Sol Levante o ha intenzione di farlo in futueo. Magari poi l'uomo davosiano potrà andare a un seminario sulla crisi della classe media nei paesi industrilizzati e in crescita nei paesi emergenti, dove però le diseguaglianze sociali potranno provocare tensioni sociali come quelle esplose l'anno scorso in Turchia e Brasile. O uno sulle disparita di reddito tra ricchi e poveri che rendono la classe media sempre più esigua e che erodono la capacità di un mercato interno a fare da traino ai consumi. Problemi apparentamente astratti ma che seguono precise esigenze di business e di profitti oltre che  di sviluppo sostenibile o come si dice da questi parti crescita oraganica.

La tv americana CNBC ha messo sulla sua postazione una lavagna dove ogni partecipante scrive con il gesso il suo rischio numero uno per la crescita globale: il ceo di EY ieri sera ha messo il tapering della Fed al primo posto, una mossa che potrebbe craere problemi ai Brics ed emergenti. Come dargli torto. Ma è qui che se ne discute davvero sebbene le cassandre quest'anno siano proprio poche. Anche Nouriel Roubini si è fatto più ottimista,  sulle orme di Paul Krugman. ma siamo solo alla prima giornata. Keep in touch.