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Le occasioni perdute dell’Europa e la Nato 2.0

L’ambasciatore Sergio Romano scrive nella prefazione a un libro sulla Caduta del Muro di Berlino perché per l’Europa negli anni 90 fu «una occasione mancata». “Vi fu un momento, tra la caduta del Muro e i primi anni Novanta, durante il quale l’Europa avrebbe potuto mettere sul tavolo il problema della Nato e della sua utilità”, dice Romano, ma non se ne fece nulla. Ora questa window opportunity, questa occasione per riprendere l’iniziativa sta tornando all’orizzonte politico per l’Europa.
Gli Usa sono sempre più proiettati verso il Pacifico anche grazie a un presidente che ha vissuto ed è cresciuto nelle Hawai, e seguono con sempre meno interesse le vicende atlantiche e mediterranee cercando di delegare le innumerevoli crisi agli europei. L’attacco alla Libia di Gheddafi ne è stata una prova malriuscita: l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy ha guidato l’azione anti-libica con il segreto intento di emarginare la nostra presenza a Tripoli e sostituirsi ad essa. Il risultato è stato un “caos esplosivo” per usare le parole di Franco Venturini, un caos dietro l’angolo dell’Europa tutta. Washington non può occuparsi contemporaneamente di contenere il risorgente nazionalismo russo in Ucraina, l’Isis in Siria e Iraq, il radicalismo salafita in Nord Africa, l’Iran e il controverso dossier nucleare, gestire l’uscita dall’Afghanistan e le crescenti tensioni in Asia tra Cina e Giappone, Coree, Vietnam ecc.
Il Pacifico sta diventanto il teatro principale, non solo economicamente ma anche militarmente per gli Usa. Si apre, dunque, l’occasione come nell’89 per gli europei di ridefinire i rapporti nella Nato, dando forza alla parte europea. Eserciti più uniti e standardizzati, più efficienti e meno costosi grazie alle economie di scala. Spese per la difesa da far uscire dai vincoli di bilancio. E’ ora di dire basta con l’America che viene da Marte e gli europei da Venere come ricordava Robert Kagan nel fortunato saggio del 2002. Meno softpower e più hardpower anche per Bruxelles per diventare davvero gli architetti e gli artefici di nuova Europa. Se oggi Washington è come l’antica Roma, bellicosa e pratica, Bruxelles fa la parte della antica Atene, pacifista e culturalmente sofisticata ma con scarso peso militare.
E’ dai tempi della crisi di Suez che gli europei (all’epoca francesi e britannici) non hanno più la forza di decidere interventi in autonomia sempre in un quadro di una Alleanza atlantica 2.0. La Libia potrebbe rappresentare un punto di inizio di una nuova politica estera comune della difesa europea e di una Nato 2.0.
Le nostre priorità di politica estera e dei nostri partner europei sono avere i nostri alpini a presidiare l’Afghanistan o la tormentata Libia dietro l’angolo? Dopo 25 anni dalla Caduta del Muro è ora di dire basta alle occasioni perdute e di costruire davvero una Nuova Europa con le fondamenta solide, economicamnete, politicamente e militarmente. Altrimenti avrebbe ragione Thomas Picketty (ne “il regime plutocomunista”) a parlare paradossalmente, visto da Pechino, “di un’impressione di un’Europa in un marasma con il suo territorio spezzettato in 28 piccoli stati-nazione in accanita concorrenza tra loro, invischiati ciascuno nel suo debito pubblico, con istituzioni comuni inefficienti, incapaci di modernizzare il proprio modello sociale e di proiettarsi nel futuro”.