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Weidmann, l’anti-Draghi: sarebbe stato meglio fissare una data certa alla fine del Qe

La Bce avrebbe dovuto fissare una data di scadenza del programma di quantitative easing, la politica monetaria non convenzionale che consente alla banca centrale di stampare moneta con cui acquistare titoli di stato e di società private così da inondare di liquidità e contrastare la deflazione.  E’ il parere del presidente della Bundesbank, Jens Weidmann all’indomani della importante decisione dell’Eurotower di ridurre da 60 a 30 miliardi di euro gli acquisti di bond da gennaio 2017 a settembre dell’anno prossimo ma di lasciare aperta la porta a un’ulteriore prolungamento del Qe in caso di necessità. Anzi Mario Draghi ha parlato di programma open end3d” cioè senza data prestabilita proprio per lasciarsi aperta la porta a qualsiasi scelta futura nel caso l’inflazione non dovesse attestarsi al 2% o la crescita rallentare pericolosamente.  Una scelta che ha visto il voto contrario del presidente della Bundesbank Jeans Weidmann e probabilmente degli olandesi e qualche altro falco del Nord.

“Dal mio punto di vista – ha detto Weidmann ad una conferenza a Parigi secondo quanto riferisce l’agenzia americana Bloomberg – sarebbe stato opportuno indicare una conclusione chiara degli acquisti netti” di obbligazioni. “Le proiezioni sull’evoluzione delle pressioni sui prezzi a livello domestico – ha precisato – sono in linea con una traiettoria che ci porterà verso la nostra definizione di stabilità dei prezzi”. Non è proprio così ma Waidmann forza la mano ai dati per tornare al più presto possibile alla normalità anche se sa che molte sono le variabili internazionali che non può controllare a cominciare da quella del prezzo del petrolio. Weidmann ha comunque sottolineato che, tenuto conto del basso livello di inflazione, una politica monetaria “espansiva” è ancora giustificata nell’area dell’euro e che servirà “un po’ più tempo” per avvicinare l’obiettivo prossimo al 2%. Ma al tempo stesso, ha concluso Weidmann, va considerato che le riforme del mercato del lavoro nell’Eurozona sono state efficaci facendo aumentare l’occupazione e che l’economia dell’area marcerà a pieno regime il prossimo anno. Nessun accenno ai salari che non crescono nonostante l’occupazione sia tornata a livelli in qualche paese pre-crisi. Gli analisti pensano che un rialzo dei tassi in Eurolandia non arriverà se non nella seconda metà del 2019.  A quel punto sarà scaduto il mandato di Mario Draghi e Weidmann potrà finalmente giocare la sua partita per arrivare al posto di numero uno della Bce. Weidmann però dorebbe essere più prudente perché anche Axel Weber il 9 febbraio 2011 si dovette ritirare dalla corsa alla presidenza della Bce al posto di Jean-ClaudeTrichet proprio per una posizione eccessivamente rigida in tema di politica monetaria. Weber considerato un «falco», era  entrato in polemica con l’Eurotower, criticandone il programma di acquisto di titoli di stato dei paesi dell’Eurozona sotto l’attacco della speculazione (Grecia, Irlanda, Portogallo). Secondo alcune fonti all’epoca citate dall’agenzia Reuters, Weber avrebbe deciso di lasciare la gara dopo che il governo di Berlino gli aveva riferito che non avrebbe sufficiente sostegno in Europa. E a volte la storia si ripete.