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Turchia: cento anni dopo a Erdogan va stretto il Trattato di Sévres

“Cento anni dopo la rivincita di Erdogan sul  Trattato di Sévres”, ha titolato il 31 luglio il quotidiano francese Le Monde  per indicare il nuovo legame di collaborazione tra il premier libico Fayez al Sarraj del GNA e il presidente Erdogan per l’intervento turco in Libia e la nuova divisione dei confini marittimi nel Mediterraneo orientale e delle sue riserve di idrocarburi a spese di Grecia, Cipro ed Egitto.

Ma se al presidente turco Erdogan stanno stretti i Trattati di Sevres al presidente francese Emmanuel Macron il cui mandato scade nel 2022 le decisioni turche in Siria, Libia e ora nel Mediterraneo orientale non sono affatto gradite. Anzi. L’inquilino del palazzo dell’Eliseo a Parigi ritiene che la politica espansionistica della Turchia di Recep Tayyip Erdogan sia incompatibile con gli interessi europei e costituisca un fattore destabilizzante che deve essere affrontato prima che diventi più grave. Vale la pena ricordare che Erdogan ha un accordo con la Ue per tenere 3,6 milioni di rifugiati siriani in Turchia in cambio di sei miliardi di euro di compensi provienti dalle casse di Bruxelles.

Alla vigilia di un incontro tra Macrone la cancelliera Merkel il presidente francese, in un’esclusiva alla rivista Paris Match, spiega di essere giunto a questa conclusione essendo stato “uno dei pochi leader europei” che lo ha ricevuto in questi ultimi anni, nel gennaio 2018, fatto che molti gli avevano rimproverato. Non solo lo invitò allora a Parigi, ma andò a trovarlo nel settembre di quell’anno a Istanbul e lanciò anche l’iniziativa per un summit degli europei con la Turchia a Londra nel dicembre 2019. Insomma Parigi ha cercato il dialogo con Ankara ma senza successo e ora la paziena è finita. Da tutto questo, Macron ha capito che “la sua è una politica espansionistica che mescola nazionalismo e islamismo, che non è compatibile con gli interessi europei. E’ un fattore destabilizzante. L’Europa deve guardare i fatti che ha davanti e ammetterlo”. Insomma sembra proprio che Ankara non voglia deflettere da quella politica neo-ottomana che vuole rinverdire i fasti dell’impero dei sultani. 

Il presidente francese precisa che non vuole ovviamente un’escalation, ma non crede nemmeno alla “diplomazia impotente”. Riferendosi alla sua decisione della scorsa settimana di mandare rinforzi militari nel Mediterraneo orientale non a dividere i contendenti come potrebbe fare l’Onu ma a sostegno della Grecia a fronte delle tensioni con la Turchia per la prospezione di idrocarburi, Macron afferma che “abbiamo mandato il segnale che la solidarietà europea ha un senso”. Davanti alle acque di Cipro ci sono interessi della società energetica francese Total e dell’italiana Eni che attualmente non possono continuare in sicurezza le loro attività di ricerca a causa dell’opposizione della Turchia.

In effetti due caccia Rafale e due navi da guerra sono andati in zona nel Mar Mediterraeno orientale in seguito alla richiesta fatta dal governo greco guidato dal conservatore Kiryakos Mitsotakis ai partner dell’UE di fronte alla crisi con la Turchia per la prospezione in acque la cui sovranità è rivendicata da entrambe le parti.