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Perché e cosa rischia la Turchia che in controtendenza vara una stretta monetaria

Inversione a U sui tassi di interesse in Turchia, il paese della Mezzaluna sul Bosforo. “La recessione del COVID-19 significa – ha detto Robin Brooks ex capo economista all’IIF – che la domanda interna è in netto calo nella maggior parte dei mercati emergenti. La Turchia è l’eccezione. Il credito facile sta stimolando i consumi privati (linea blu nel grafico), che si traduce in esportazioni nette negative (linea  rosa) e un deficit delle partite correnti”. L’unico modo per fermare il calo della lira è dunque alzare i tassi, raffreddare i consumi interni e affrontare una recessione per stabilizzare il cambio. Una scelta coraggiosa quella della banca centrale turca visto che in questo momento tutte le maggiori banche centrali del mondo stanno riducendo il costo del denaro a livelli vicini o pari allo zero fino a scendere a margini negativi.
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Comunque la Banca centrale di Ankara ha deciso a sorpresa e contro ogni aspettativa degli analisti un aumento del tasso di riferimento di 200 punti base, per la prima volta dopo due anni, portandolo da 8,25% al 10,25%.
La scelta punta a sostenere la lira turca, che negli ultimi giorni ha toccato nuovi minimi contro euro e dollaro americano con svalutazioni vicine al 20% dall’inizio dell’anno. Positiva è stata la prima reazione nei mercati valutari, con un rimbalzo della valuta di Ankara. I tassi, che due anni fa avevano raggiunto il 24%, erano stati poi ridotti su esplicita spinta del presidente Recep Tayyip Erdogan, che li aveva definiti “la madre e il padre di tutti i mali” nel corso di un viaggio alla City di  Londra fatto per rassicurare i mercati ma che aveva ottenuto lo scopo opposto anche  a causa dell’allontanamento del ministro delle Finanze Ali Babacan, molto apprezzato dai mercati e sostituito dal poco esperto genero di Erdogan, Berat Albayrak. Il leader turco aveva inoltre voluto l’allontanamento del governatore della Banca centrale Murat Cetinkaya, contrario a sostenere la sua eterodossa posizione economica sui tassi, sostituendolo nel luglio 2019 con il vice Murat Uysal, che da allora ha ripetutamente ridotti i tassi fino ad arrivare a una cifra. Ma la situazione si era fatta insostenibile sul fronte valutario e allora Erdogan si è dovuto arrendere per evitare una seconda crisi valutaria a consentire al governatore Usyal di alzare i tassi, mossa che avrà ripercussioni sui consumi interni e porterà il paese in un recessione più profonda di quanto non sia già (il FMI prevedeva ad aprile una frenata del  Pil a -5% nel 2020 e un rimbalzo di +5% nel 2021) a causa del Covid e di una stagione turistica da dimenticare. Ora con il rialzo dei tassi di interesse in un contesto di tassi bassi generalizzati queste cifre del Pil potrebbero peggiorare.