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Swap di Atene, piccoli risparmiatori puniti

Lo swap greco da 206 miliardi di euro del debito di Atene in mano ai privati sta suscintando un'ondata di vibrate proteste da parte dei piccoli risparmiatori italiani che hanno dovuto subire l'haircuts nonostante numerosi segnali che sarebbero stati risparmiati.  Mi scrive a questo proposito un giovane piccolo risparmiatore italiano,  di 30 anni che e dopo la morte di suo padre 3 anni fa ha dovuto occuparsi di gestire i risparmi di famiglia. Il lettore scrive: "Un anno fa ho acquistato (poco sotto la pari) un bond greco  a scadenza 20 marzo 2012, nella speranza di poter coprire in parte delle spese extra che avrei dovuto supportare (iscrizione ad un Master universitario, e altro).

Non ho aderito alla richiesta di partecipazione volontaria allo Swap greco, ma a quanto pare per via delle attivazione delle CAC, vi dovrò partecipare forzatamente.. sono piuttosto disperato, perché il denaro in questione è frutto di risparmi di anni dei miei genitori, incluse le loro liquidazioni.
 Vorrei poter chiarire  (e credo interesserebbe anche gli altri risparmiatori come me) se:
1) ci sono margini di trattativa? 2) per il bond del 20 marzo prossimo (2012), c'e` ancora qualche speranza per il piccolo risparmiatore? 3) il ministro delle Finanze greco Evangelos Venizelos aveva dichiarato un mese fa, che avrebbe trattato diversamente i piccoli risparmiatori, forse sfruttando in qualche modo il fondo statale di tutela dei depositi (quello che fino a 100 mila euro copre i risparmiatori): è possibile che succedera` qualcosa in tal senso? 4) nel caso non ci sia niente da fare per il piccolo risparmiatore, anche se non ha votato l'adesione allo swap deve comunque aderire per forza, i titoli dati in scambio (i 20 titoli a scandenza pluriennale etc.) sono rivendibili? In che mercato vengono trattati? Questi nuovi titoli possono avere un senso per un grande investitore istituzionale come una banca, ma per un risparmiatore sono semplicemente assurdi (scadenza a 30 anni e piu`). La lettera al netto dei quesiti tecnici  è emblematica di una situazione di frustrazione in cui sono caduti i piccoli risparmiatori detentori di bond ellenici tra cui molti italiani per un miliardo di euro dei 18 totali in mano ai retail.
Innanzitutto una prima precisazione: i nuovi bond emessi nello scambio hanno un mercato, sono cioè vendibili  e infatti il grey market o mercato non ufficiale ha già iniziato a prezzarli da venrdì: il tasso del nuovo bond da 11 anni, interesse che si muove inversamente al prezzo,  era secondo Reuters venerdì a tassi del 22,6% per il nuovo bond greco a 11 anni.
Qualche considerazione più ampia.  Che giudizio dare all'operazione? Sarebbe bastato alzare la quota dell'haircut per gli istituzionali dal 53,5% al 55% e i piccoli sarebbero stati risparmiati. L'Unione europea è una costruzione di popoli nel segno della solidarietà e dell'economia sociale di mercato, altrimenti la crisi greca rischia di provocare una scia di risentimenti che faranno tornare d'attualità gli egoismi nazionali. E allora  a rischiare il default sarà l'idea stessa di unione europea.
  • vittorio da rold |

    Non so nello specifico se ci sono gruppi di risparmiatori per adire la corte europea ma se volete reperire informazioni, basta visitare un qualsiasi forum di finanza, o i gruppi su facebook che stanno nascendo spontaneamente come il seguente:
    http://www.finanzaonline.com/forum/obbligazioni-titoli-di-stato/1393722-grecia-swap-io-non-ci-sto.html

  • GM |

    Da dati del Sole 24 Ore i piccoli risparmiatori italiani detengono circa 1,5 miliardi di Euro di titoli greci (valore nominale). L’introduzione di clausole retroattive mi pare sia senza ombra di dubbio in contrasto con qualsiasi principio di certezza del diritto. Tali principi sono garantiti sia dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e fatti rispettare dalla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, che dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, inserita nei trattati della UE con il trattato di Lisbona e difendibili dalla Corte di Lussemburgo. In Italia si sta creando un gruppo per adire le due corti in difesa dei risparmiatori?

  • Marco |

    La gestione dello swap di Atene rivela chiaramente che le Istituzioni europee sono lontane anni luce dalle esigenze dei cittadini: mentre le banche ricevono una sorta di “compensazione” per la loro partecipazione allo swap con prestiti per mille miliardi all’1%, BCE-UE-FMI non danno nessuna compensazione al retail che è costretto suo malgrado ad aderire allo swap;
    al di là del danno economico la vicenda greca sancisce la fine dell’idea di un’Unione Europea in nome ed in difesa dei popoli.

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