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Dopo Ducati un altro marchio del made in Italy vola via: Lumberjack va in Turchia

Dopo lo storico marchio di moto Ducati, che è nel mirino dei tedeschi di Audi, un altro marchio del made in Italy supera le dogane e finisce nelle mani di gruppi stranieri, verso Istanbul. Dopo brand del lusso come Bulgari, Ferrè, Fendi, Gucci, stavolta tocca a una marca casual, la veronese Lumberjack, che sarebbe in procinto di prendere l'Orient Express diretta proprio in Turchia, al gruppo Ziylian.
   Ad annunciare l'acquisizione, che sarebbe già avvenuto ma che deve essere ancora ufficializzato, è il sito in inglese del quotidiano turco Hurriyet, che cita dichiarazioni di Aykut Buyukeksi, membro del consiglio d'amministrazione del gruppo, che ha sede a Gaziantep nel sudest del paese e che controlla la catena di negozi di scarpe Flo. Dopo colloqui durati sei mesi «il lavoro – ha dichiarato il top management – è sostanzialmente finito. Faremo un annuncio finale entro i prossimi 15 giorni». Il gruppo, riferisce il sito, prevede di «portare in Turchia il team brevetti e design». Ma l'attivismo del gruppo Ziylian potrebbe non esaurirsi con questa operazione: «Progettiamo di acquisire quattro marchi nei prossimi tempì, ha infatti aggiunto Buyukeksi, senza tuttavia entrare nel merito e specificare quali potrebbero essere le aziende da comprare. Ma c'è da credergli visto il dinamismo delle società turche che ormai hanno cessato di essere solo dei lavoranti conto terzi ma si stanno imponendo (o comprando) con dei marchi  internazionali.
   L'attenzione, per il momento, è comunque tutta per la Lumberjack, azienda che fa capo al gruppo 3A Antonini di Verona, che controlla anche Alexander: il famosos marchio della foglia d'acero, nato negli anni '80, deve la sua fama soprattutto alle scarpe e in particolare al cosiddetto »giallone«, lo storico scarponcino in pelle gialla scamosciata con il bordo morbido marrone scuro: le collezioni sono distribuite in punti vendita concentrati soprattutto in Europa e in Italia, ma anche sparsi in altri Paesi del mondo.
   Questo, per l'economia turca, che corre a ritmi cinesi, è solo l'ultimo di una serie di colpi messi a segno in Europa. In Italia, dove sono presenti 47 imprese turche, il flusso di investimenti diretti turchi dal 2000 al 2010 è stato pari a 135,3 milioni di dollari, in particolare concentrati su energia, finanza/banche e nel comparto manifatturiero. Secondo un rapporto pubblicato di recente da Deloitte Turchia, negli ultimi anni le aziende turche hanno operato una serie di grandi acquisizioni all'estero per un valore di 7,5 miliardi di dollari, con ben 26 operazioni effettuate nel solo 2011 per 2,9 miliardi di dollari: tra le più eclatanti quelle della blega  Godiva Chocolates da parte di Yldz Holding, SAB Miller in Russia e Ucraina e Villeroy&Boch da parte di Eczacbas.

  • Uniti! |

    Vittorio@Eh già…Carlo Erba-Farmitalia etc. Non si capisce perchè tra aziende italiane non si riesce a trovare una sintesi…Aziende di grandi dimensioni non solo sono in grado di fare investimenti in ricerca e innovazione, ma altresi, fungono da traino alle PMI. Le aziende italiane, eccetto poche, non reggono piu, in particolare nelle filiere ad alto valore aggiunto.

  • vittorio da rold |

    è il problema dei campioni nazionali che troppo in fretta abbiamo abbandonato nella chimica, farmaceutica e informatica. Una scelta che ha lasciato spazio ai concorrenti europei e internzionali.

  • Uniti! |

    Dobbiamo abbituarci a questi passaggi di proprieta; si parla sempre del bisogno di un “partner industriale di rilevanza mondiale”; vedi altresi Ansaldo Breda. Poi quando questi industriali di rilevanza mondiale ce li abbiamo come Fita-Fiat Industrial-Finmeccanica – che senza la dimensione internazionale – sarebbero gia’ scomparse, cosa si fa? Sindacati,Giornalisti,Politici danno addosso, non appena questi gruppi decidono di favori investimenti all’estero,incece che in Italia, perchè si dice distruggono l’industria maniffaturiera in Italia. OK, ma cosa si fa per favorire e aggevolare queste imprese ad investire nel nostro paese? Breda Menarini+IVECO – AVIO+Alenia+Aermacchi-Fiat Industrial+Ansaldo Breda+Ansaldo Sts -Fincantieri etc. Si deve trovare una sintesi tra players italiani che rilancino una politica industriali in grado di aumentare la reditività, alfine di modernizare il paese e non buttare via qualcosa quando non funzione. Le Poste e FS sono un esempio che oggi generano utili da poter reinvestire.

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