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Roubini: ha ragione Koo e non Stark sulla crisi nell’Eurozona

Chi ha ragione tra Richard Koo, un economista keynesiano di Nomura e il tedesco Jurgen Stark, ex capo economista ed ex uomo chiave all'Eurotower, acceso critico del piano di acquisto di bond da parte della Bce?
L’economista americano Noriel Roubini, non ha dubbi. E a margine  dei lavori del Workshop Ambrosetti, segnala che ha ragione Koo quando indica la via della monetarizzazione del debito (cioè comprare debito e stampare moneta) e di varare stimoli fiscali (cioè ridurre le tasse e aumentare le spese pubbliche in investimenti) contro la proposta tedesca di Stark che punta sull’austerity e le riforme strutturali per riguadagnare la competitività perduta nei paesi periferici dell’eurozona .
D. Cosa bisogna fare per ritornare alla crescita in Europa?
R. Bisogna ripristinare le condizioni per una crescita economica, c’è bisogno di stimoli esterni. La gente accetta l’austerità ma ci deve essere una luce alla fine del tunnel, altrimenti ci sono scioperi, dimostrazioni, caduta dei governi. L'Eurozona deve pensare a riprendere la crescita entro 12 mesi altrimenti tutto quello che stiamo facendo non servirà: in questo contesto un euro più debole può aiutare.
D. Cosa deve fare la Bce?
R. La Bce di Mario Draghi ha fatto bene tagliando i tassi all’1% ma ora deve farlo ancora, portandoli anche a zero. Inoltre deve varare un programma di Quantitative easing come la Fed e la BoE e far ridurre il valore dell’euro per aiutare l’export europeo. Tutto questo per evitare la recessione.
R. Cosa deve fare la Germania che si ostine a volere la austerità?
R. La Germania deve varare un aggiustamento simmetrico nell’eurozona, cioè deve chiedere agli altri di spendere di meno ma Berlino deve spendere di più, risparmiare di meno e varare stimoli fiscali per evitare la recessione in Europa.
D. Perché questa accusa alla politica del ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schoeuble?
R. Quando si è in presenza di un debito eccessivo o una bolla nel settore privato, se si risponde con una politica di austerità si rischia la recessione prima e la depressione poi. Invece bisogna aumentare gli stimoli fiscali e ridurre i tassi a zero. Nel 1933 saltò il Gold Standard (la moneta legata all’oro posseduto) per evitare un’altra recessione. Oggi l’Eurozona è nella stessa situazione del Gold standard del 1930; cioè difende la moneta , l’euro forte. Invece dovrebbe permettere alla moneta di svalutare. Un euro più debole è una condizione per ripristinare una crescita nell'eurozona rispetto ad altri competitors internzionali che fanno esattamente al stessa cosa. Lo ha fatto addiritura la Svizzera
D. Cosa dice la teoria classica quando hai squilibri delle partite correnti?
R: Per far ripartire la crescita in presenza di squilibri delle partite correnti hai quattro scelte davanti a te: 1) svalutare la moneta, ma la Germanaia non vuole svalutare l'euro; 2) fare le riforme strutturali per aumentare la produttività, una scelta che però necessita di almeno un decennio nel frattempo rischi anni la recessione; 3) svalutazione interna, cioè tagli i salari come fece l’Argentina e scatta la deflazione, cioè aumentano i prezzi mentre sei in recessione; 4) esci dall’euro e torni alle tue moneta nazionale con una svalutazione competitiva. L’euro sta pagando il fatto di essere un’unione monetaria senza avere unione fiscale alle spalle, un nodo che sta venendo al pettine.
D. Cosa pensa della Spagna?
Sono molto preoccupato per l’economia spagnola che pur avendo un rapporto debito/pil del 70%, rispetto al 120% italiano, sta aumentando velocemente, c’è un tasso di disoccupazione al 22%, e di disoccupazione giovanile del 50%. In più lo scoppio della bolla immobiliare sta continuando a fare danni e ora il deficit dovrebbe scendere: significa che le cose possono andare peggio a causa delle misure di austerità e quindi la recessione può peggiorare e si può passare da recessione a depressione, con il rischio che la Spagna perda accesso ai mercati dei capitali.
Ci vuole una crescita economica, la finanza da sola non può risolvere la situazione. Se le riforme strutturali richiederanno troppo tempo e non si vuole che nel frattempo ci siano uscite dall’area euro.