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Banche tedesche pronte a restituire in anticipo i prestiti LTRO alla Bce perché… troppo cari

The Wall, il muro, è l'undicesimo album registrato in studio dalla band inglese Pink Floyd, ma nessuno di loro avrebbe pensato che l'Europa è di nuovo divisa in due da un nuovo muro che divide il Continente come ai tempi di quello di Berlino: da una parte c'è chi non ha problemi per finanziarisi a tassi agevolati (vedi i paesi del nord Europa) mentre dall'altra ( i paesi del sud Europa) fanno fatica a trovare credito a tassi ragionevoli.

Un esempio del primo caso arriva dalla Germania dove  le banche tedesche stanno pensando addirttura di restituire in anticipo il prestito di 3 anni il cosidetto LTRO alla Bce perché il boom dei depositi rende questi ultimi meno cari. Lo afferma la Boersenzeitung e c'è da credergli. La notizia fa un certo effetto rispetto alle difficoltà incontrate dalle nostre banche che invece soffrono – causa la chiusura del mercato dei capitali all'ingrosso – tanto da non riuscire a coprire i 200 miliardi di funding gap (differenza tra raccolta e impieghi) che pesano sui loro bilanci. E con lo spread dei BTp che per un anno ha oscillato tra i 350 e i 500 punti base, per le banche è complicato raccogliere capitali a costi sostenibili e competitivi.

Certo dopo il terzo salvataggio della Grecia, i fondi alle banche spagnole  e l'intervento della Bce il costo del denaro per l'Italia è sceso del 3% in un anno, riaprendo così le speranze di una riapertura rapida del mercato dei capitali tanto per le banche. Anche se va ricordato che i BTp al 4,45% non sono ancora il livello di svolta per il sistema.

Molti osservatori dicono anche che Berlino non abbia fretta a risolvere la questione greca perché vuole prima far arrivare la data del voto politico del settembre 2013 e perché nel frattempo la Germania si finanzia a tassi negativi. Un bel vantaggio competitivo tra paesi che si presumono "solidali " tra loro in quanto con la stessa moneta in tasca. Chi ha i tassi troppo alti deve fare i compiti a casa, riacquistare la competitività perduta ma resta la necessità di fare un passo avanti nell'eurozona verso una maggiore integrazione bancaria, fiscale e politica.