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Nei programmi elettorali manca la voce politica industriale né come evitare il deserto industriale

Nei programmi elettorali manca la voce politica industriale (o se ne parla di sfuggita) né si discute di come evitare di diventare un deserto industriale. Il governo Monti, sostenuto da ABC  sul tema si è  limitato a dare il via libera notarile all'acquisizione di Avio (ex Fiat Avio) da parte di General Electric e a dire nel caso Fiat che le imprese sono libere di investire dove vogliono e ritengono conveniente, avvalorando così la decisione di Torino di chiudere lo stabilimento siciliano e di aprirne uno in Serbia. Una dichiarazione di liberismo e di neutralità che però stride con la decisione di Parigi di dare un maxi contributo a Peugeot in difficoltà senza che nessuno, nemmeno i tedeschi, abbia parlato di aiuti di stato o del fatto che Volkswagen si avvantagia del fatto  che si può finanziare a costi bassissimi e che possiede un finanziaria con licenza bancaria, cioè una banca. Come tutte le altre finanziarie, anche questa banca ha avuto accesso al Long Term Refinancig Operation (LTRO), la maxi operazione di finanziamento a tre anni con tassi all'1 per cento del sistema bancario fatta dalla Banca Centrale Europea a febbraio.

Su questi temi il dibattito elettorale è evanescenente: si parla soprattutto di IMU, di riduzione dell'Irpef (rievocando uno slogan di cinque anni fa (meno tasse per tutti), di congelamento di Iva, tagli alle spese (senza specificare quali) e di rilancio dell'economia (come?). ma non del fatto che il paese vada rafforzato con una presenza forte nel settore industriale.

I programmi non parlano di questo né come ricordava Valerio Castronovo sul sole 24 ore del perché non si sia chiesta alla nostra diplomazia un'opera di "intelligence" economica a sostegno del made in Italy, a differenza di quanto fanno altri governi europei. Inoltre, del perché non ci siamo impegnati sufficientemente in sede comunitaria per difendere brevetti, marchi e diritti di proprietà intellettuale delle nostre aziende. Si spiega pertanto come l'industria italiana, non solo perché meno capitalizzata in media rispetto a quella di altri Paesi, abbia perso negli ultimi dieci anni 20 punti in termini di competitività rispetto alla Germania.

Investimenti, ricerca e politica industriale sono le Cenerentole della campagna elettorale italiana. Eppure Obama ha vinto nell'Ohio proprio grazie al fatto che gli aiuti pubblici al settore automobilistico hanno invertito la rotta rivitalizzando la manifattura americana dopo anni di declino e delocalizzazione.

Prima di promettere di pagare meno tasse bisogna avere una occupazione, ma senza industria né manifattura quale futuro abbiamo come paese avanzato? E' possibile vivere come se fossimo solo una Disneyland per turisti di tutto il mondo senza produrre nulla né avere brand mondiali né tanto meno una catena di alberghi o una compagnia di bandiera?