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Storie di italiani di successo in Bulgaria contro il declino

Come affrontare la concorrenza cinese senza delocalizzare in Asia? La Bulgaria è stata la risposta che si sono dati molti imprenditori italiani ricavandone  soddisfazioni economiche e stabilità finanziarie. A volte riuscendo anche a salvare l'impresa in Italia e a rafforzarla. Sofia è un paese che non sente la crisi. La pressione fiscale è al 10%, e il costo della manodopera è tra i più bassi d’Europa con una paga mensile media di 300 euro.

Molti imprenditori italiani hanno scelto la Bulgaria in un’ottica di internazionalizzazione del loro business utilizzando anche i servizi e l'esperienza sul territorio di Unicredit Bulbank, la prima banca del paese posseduta da Unicreditgroup che ha un desk proprio per gli italiani che vogliono investire in Bulgaria.

Patrick Paoletto, rappresenta la Pvb power, – partecipata tra l’altro con il 20% da Dolomiti Energia (multiutility leader in Trentino) e con il 20% dalla azienda energetica (Etschwerke Ag) del Comune di Bolzano -, che ha costruito cinque centrali elettriche ad acqua fluente in Bulgaria.  Sono state costruite 2 centrali idroelettriche in Bulgaria sono entrate in funzione nel 2008; 3 centrali sono in costruzione ed entreranno in funzione entro il 2012; 16 centrali idroelettriche saranno realizzate entro il 2016 tra Bulgaria e Romania per una potenza complessiva pari a 130 MW ed una produzione annua di oltre 500 GWh/a, spiega Paoletto, figlio di emigranti bellunesi originari di Lamon poi trasferitisi a Winterthur in Svizzera.

Luigi Salvadori ha un’azienda che produce garze sterili a Scandicci, vicino Firenze, dal 1907. Nel 1994, decide di portare parte dell’attività qui. «All’inizio contavamo 25 dipendenti, oggi sono 45 e ora siamo presenti in altri mercati oltre l’Italia dove continuiamo ad operare». Senza la delocalizzazione in Bulgaria l'azienda in Italia sarebbe sparita.

L'elenco dei capitani coraggiosi continua. Anche la Safil di Biella, storica azienda di filati di lana, negli anni 2000 decide il grande balzo verso Sofia. «A fine anni 90 sentivamo i morsi della crisi», spiega Pietro Ghia, il patron dell’azienda nonché presidente di Confindustria Bulgaria, «così abbiamo deciso il trasferimento, e ora abbiamo un giro d’affari di 90 milioni di euro. Grazie a quella scelta lungimirante abbiamo potuto acquisire nel 2000 una tintoria in Italia per colorare i filati che ora esportiamo in tutto il mondo».

Anche la multiutility di Udine, la friulana Amga, ha acquisito tre imprese locali e ha investito 35 milioni per realizzare 45 chilometri di gasdotti. «In Bulgaria il riscaldamento delle case si basa sull’energia elettrica perché il costo è molto basso ma tra breve crescerà, l’obiettivo di medio periodo è dunque portare il gas nelle case dei bulgari che oggi si scaldano con l'energia elettrica prodotta da una centrale nucleare molto vecchia». Storie di successo, storie di chi non si è rassegnato al declino e che ha visto l'Est Europa come la Cina dietro l'angolo. 

  • stefano |

    Quindi per attrarre investimenti dall’estero occorre essere fuori dall’euro ed avere moneta propria…

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