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La lira turca va ai minimi mentre le riserve valutarie si assottigliano

Acque agitate sul Bosforo. La lira turca ha toccato il suo livello più basso mai registrato dal 1981, cioè da quando Bloomberg registra i dati della valuta di Ankara, mentre la Banca centrale ha fornito liquidità agli istituti di credito sul Bosforo al suo tasso più basso per la prima volta in sei giorni. Come se non bastasse i rendimenti obbligazionari sono balzati al livello più alto da 19 mesi.

 Che sta succendendo in Turchia in un momento in cui le rimesse dei numerosi turisti stranieri normalmente fanno irrobustire la lira? Gli investitori stanno uscendo dai mercati emergenti da quando la Fed si prepara a ridurre l’ammontare di liquidità che immette ogni mese (85 miliardi di dollari) nell’economia mondiale  e la Turchia non sfugge a questa rapida inversione di flussi che però sta provocando il rapido declino delle valute come la lira turca.
Così la moneta di Ankara vale ora 1,9995 contro dollaro mentre il rendimento dei bond a due anni è salito di 42 punti base a 10,16 per cento, il più alto dal gennaio 2012. Brutti segnali per il premier Erdogan che speriamo non darà la colpa ancora una volta a presunti complotti internazionali, ma cerchi di mantenere i nervi saldi visto che si tratta solo di un riallineamento che colpisce molti emergenti tra cui Brasile, Messico e Russia.
La Banca centrale turca ha cercato di frenare la svalutazione vendendo 8,3 miliardi di dollari ma la lira ha perso negli ultimi tre mesi il  7,5% del suo valore, il crollo maggiore tra i mercati emergenti in Europa, Medio Oriente e Africa. Un brutto segnale di debolezza.
     "La Banca centrale ha fornito liquidità e questo aggiunto fattori negativi", ha segnalato Burcin Metin, analista presso ING Bank AS di Istanbul "Non ci sono ragioni al momento di essere positivi circa la lira ", ha rincarato la dose Metin.

Molti analisti prevedono che la valuta turca si indebolirà ulteriormente fino a 2,05 contro il dollaro nel quarto trimestre, secondo un report compilato da Bloomberg.  "Stiamo calcolando che il tasso medio di finanziamento della Banca centrale si ridurrà a circa il 7 per cento dal 7,45 per cento", prevede Ali Cakiroglu, strategist di HSBC Asset Management. E se l'export con la moneta debole trova sollievo le partite correnti soffrono.

Gli investitori internazionali, come dicevamo, stanno uscendo dai mercati emergenti da quando la Federal Reserve si prepara tra molte incertezze a ridurre l'ammontare di liquidità che immette ogni mese (oggi sono 85 miliardi di dollari al mese) nell'economia americana e quindi mondiale.La banca centrale di Ankara ha speso 8,3 miliardi dollari dal 11 giugno scorso per puntellare la lira mentre i credit default swap, l'assicurazione contro il fallimento dei bond sovrani, sono aumentati di 40 punti base in questo trimestre a 231 punti.

Inoltre la Turchia non può contare troppo sull'uso delle riserve in valuta per proteggere la sua stabilità finanziaria, poiché le sue riserve ammontano a 109 miliardi dollari e sono insufficienti alle necessità secondo Standard Bank Plc e GAM investimenti. Le riserve valutarie turche sono ben poca rispetto a quelle del Brasile pari a  374 miliardi dollari o della Russia pari a  480 miliardi dollari. E questo per il mercati è un elemento di fragilità sebbene non è detto che sia necessario usarle davvero.

 La banca centrale turca nel frattempo ha aumentato il tasso overnight, il più alto in un corridoio di tre tassi, di 75 punti base al 7,25 per cento il mese scorso e di ulteriori 50 punti base, al 7,75 per cento il 20 agosto per cercare di arginare le perdite nella lira, lasciando gli altri due tassi di riferimento invariati (al 4,5% e 3,5%).  Tentativo però che non ha prodotto grandi risultati.

A preoccupare è il deficit delle partite correnti che si attesterà al 7% del Pil quest'anno, secondo quanto riportato da ministro dello Sviluppo Cevdet Yilmaz in una 'intervista alla CNBC.  La partita è solo all'inizio e Ankara sta giocando una mano importante per la sua stabilità finanziaria.

         
  • vittorio da rold |

    La Turchia soffre anche del fatto che i suoi mercati “nuovi”, il Medio Oriente sono in crisi.

  • Studio Tirabassi |

    Crediamo che il trend sfavorevole alle valute dei Paesi Emergenti possa continuare ancora un poco. Si tratta di Paesi deboli dal punto di vista socio-politico e la situazione di deficit commerciale in cui molti di essi sono caduti li rende fragili. Tuttavia rimane un’ancora che non consentirà che vadano alla deriva più di tanto: hanno un debito pubblico molto basso. Quando l’inflazione comincerà a ridurre sensibilmente i loro consumi interni si registreranno forse turbolenze sociali ma tornerà il surplus commerciale e anche la discesa delle valute finirà. Un completo ritorno dei capitali nei Paesi Sviluppati, con l’azzeramento dello spostamento verso gli Emergenti degli ultimi anni, è poco credibile. Il tono della ripresa nel mondo sviluppato resta debole e il merito di credito di Stati Uniti, Gran Bretagna e Paesi dell’Area Euro non sta migliorando nella sostanza, nè la loro spesa pubblica potrà essere compressa con facilità.

  • BolivarX |

    I “giochi tra valute” non sono giochi e non sono mai a somma zero: influenzano grandemente competitività, dimensioni e qualità del tessuto produttivo dei paesi.
    La lira turca dovrà svalutare fino a tornare con la bilancia commerciale in pareggio, ogni tentativo di difesa è inutile e dannoso per i Turchi. Questo sicuramente porterà a nuove politiche di crescita e industriali (quello che veniva importato dovrà essere sostituito con produzioni interne). Nulla di male purchè le si sappia governare.

  • ermanno |

    Io credo che, alla fin fine, i giochi sui cambi tra valute siano a somma zero. Anche nel caso della Turchia, ritengo che nel lungo periodo risulterà vincente, o meno, la sua competitività, la sua concorrenzialità che la sotto (o sopra) valutazione della lira possono accentuare, diminuire, mascherare, ma non a lungo. Conti dello stato in ordine e efficienza del sistema produttivo saranno (se confermati) i suoi fattori vincenti. I saliscendi delle valute sono una cosa rilevante ma non determinante. Interessante sarebbe forse studiare il caso del dollaro neozelandese.

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