Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Grecia, sotto indagine il governatore Provopoulos ma non c’è nessuna incriminazione

Proprio mentre la Borsa di Atene ha messo a segno un rialzo delle tre maggiori banche greche (Alpha, Banca nazionale di Grecia e Piraeus) del 46% negli ultimi tre mesi, segno di un cauto ritorno di fiducia degli investitori internzionali verso il sistema creditizio ellenico, arriva la notizia, pubblicata dal New York Times, che il governatore della Banca centrale Georgios Provopoulos, sarebbe sotto indagine. Una "mazzata" per Atene perché il governatore della Banca di Grecia, ha svolto un ruolo cruciale nel mantenere la Grecia nell’eurozona ed evitare la bancarotta del paese mediterraneo che, secondo l’Fmi, sembra aver ancora bisogno di un nuovo haircut sul debito che corre al 175% del Pil.
Ma torniamo a Provopoulos che ora deve affrontare una delle sfide maggiori della sua carriera: un’istruttoria per verificare se ha abusato della sua posizione in un affare bancario che coinvolge il suo precedente posto di lavoro, la Banca Piraeus, e un uomo d’affari che è stato successivamente accusato di appropriazione indebita e frode.
Non ci sono prove – spiega il New York Times – che Provopoulos abbia beneficiato personalmente dalla transazione, che è stata infine approvata. Ma il suo ruolo – e la possibilità, per quanto remota, che potrebbe affrontare delle accuse penali – potrebbero avere conseguenze che possono andare al di là della vicende interne della Grecia. I paesi della zona euro hanno investito 50 miliardi di euro per sostenere il sistema bancario greco che infatti è stato ricapitalizzato e sta facendo pulizia della montagna di sofferenze. La troika ha fatto pressioni su Atene perché  ripulisse il settore dai fenomeni di corruzione e dal clientelismo che sono stati alla base dei problemi del paese.
Secondo il rapporto, Provopoulos avrebbe consentito all’imprenditore, Lavrentis Lavrentiadis, di fare un affare con l’ex datore di lavoro di Provopoulos, la Piraeus Bank, ad un prezzo gonfiato. L’operazione avrebbe consentito a Lavrentiadis di ottenere il controllo di un’altra banca, la Proton, poi chiusa.
Il dossier cita una serie di cartellini rossi che le autorità di vigilanza hanno sollevato circa Lavrentiadis, incluso il debito eccessivo e sospetti di riciclaggio di denaro. Lo scorso dicembre, è stato accusato di essersi appropriato di Proton per puntellare i suoi altri interessi. Ora è detenuto in carcere in attesa del processo ma ha sempre negato le accuse.
Proton Bank ha dovuto essere salvata dal governo greco, ad un costo di 1,3 miliardi di euro.
Provopoulos, in un’intervista al New York Times, ha detto che tutte le sue azioni sono state intraprese per evitare che il sistema finanziario greco implodesse e che il consiglio della banca centrale ha approvato all’unanimità l’accordo Proton. Egli ha aggiunto che Lavrentiadis era un imprenditore di successo e aveva promesso di rendere la banca un’istituzione più solida. L’arresto di Lavrentidis sarebbe sttao fatto su prove fornite successivamente dalla stessa banca centrale.
La vicenda ripropone il problema della separazione delle carriere tra banchieri privati e banchieri centrali, per evitare che possono generarsi conflitti, preferendo che i governatori non abbiamo avuto precedenti incarichi nel settore privato come è il caso del nuovo governatore della Fed, Yellen che proviene dal mondo accademico o del pubblico impiego. Stesso discorso anche per i ministri del Tesoro che sarebbe preferibile non provengano dal settore privato per evitare le polemiche scoppiate negli Stati Uniti quando si decise di  alvare con i soldi pubblici le grandi banche americane durante la crisi finanziaria iniziata nel 2008. Cinque anni fa, Henry M. Paulson Jr., l’ex capo della Goldman Sachs, che era allora segretario del Tesoro, orchestrò quei salvataggi, suscitando una forte protesta pubblica.