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Turchia: Erdogan contro tutti, ora è scontro fratricida con Fetullah Gulen

Recep Tayyip  Erdogan è sempre più simile, almeno nello stile politico, a Vladimir Putin, un leader forte con tentazioni autoritarie collocato in un sistema formalmente democratico, ma in fase ancora di consolidamento. Sul Bosforo infatti è  scontro aperto a soli quattro mesi da una tornata elettorale amministrativa, presidenziale e politica,  che deciderà il volto del paese – più laico o più islamico – fra il premier Erdogan e la potente confraternita musulmana di Fetullah Gulen che 11 anni fa contribuì al suo sdoganamento e al suo successivo successo elettorale.
  Tra i due campi hanno iniziato a volare le reciproche accuse a colpi di scoop. Ora che il comune nemico, i laici e i militari sono all'angolo, non si contano le accuse all'interno del campo islamico moderato.  Gli effetti elettorali di questa tempesta  fratricida potrebbero essere dirompenti per Erdogan, dal 2002 padrone incontestato della scena politica turca. Gli avversari sperano in uno scivolone elettorale che ne possa incrinare il carisma tra gli elettori anatolici, lo zoccolo duro del partito Akp composta da quella imprenditoria conservatrice che ha formato l'ossatura del miracolo economico turco. 

Gli analisti ritengono che la spaccatura con i gulenisti potrebbe costare nelle urne fino all'8% al partito islamico AKP di Erdogan – peraltro già in calo dalla rivolta di Gezi Park, che alle politiche del 2010 aveva ottenuto il 50% dei voti.
   Lo scontro è stato aperto la settimana scorsa quando il  premier ha annunciato la chiusura di migliaia di scuole preparatorie a concorsi e grandi università, per lo più in mano alla confraternita di Gulen. Un movimento di un Islam moderno e tollerante, ma che i suoi avversari
accusano di volere occupare lentamente tutte le leve del potere del paese e indirizzarne la politica.
   L'affondo di Erdogan ha prodotto immediate tensioni nel suo stesso partito. Diversi deputati vicini a Gulen per la prima volta hanno espresso dissenso da Erdogan. Uno è
 in via di espulsione. Ci sono state anche tensioni con il potente vicepremier Bulent Arinc. E, peggio ancora per il premier alla vigilia delle elezioni, la stampa vicina ai gulenisti è
passata all'opposizione, a cominciare dal più diffuso quotidiano turco, Zaman, che vanta anche una ottima edizione in lingua inglese. Ma Erdogan non ha fatto marcia indietro come è sua conseutudine.
   Diversi analisti  prevedevano l'arrivo di imminenti rivelazioni degli uni contro gli altri, per mettere in difficoltà gli ex-amici, ora avversari. L'autorevole quotidiano indipendente Taraf ha dato il via alle prime bordate, pubblicando un documento segreto del Consiglio di Sicurezza Nazionale (Mgk) del 2004 firmato da Erdogan, al potere da due anni, e dall'allora ministro degli esteri Abdullah Gul, oggi capo dello stato, che prevedeva la 'liquidazionè del movimento di Gulen. Falsit°? Esagerazioni? Il dirigente Akp Sazmil Tayvar ha replicato alle rivelazioni di Taraf non contestando le rilevazioni stesse ma con altre rivelazioni: ha spiegato che i gulenisti non dovrebbero lamentarsi, perché sotto il governo islamico moderato è stato dato loro "il controllo della polizia". L'opposizione del CHP, il partito secolare erede di Ataturk, da tempo afferma che la confraternita controlla buona parte della polizia e della magistratura incaricata dei processi sensibili, soprattutto contro gli esponenti laici della società civile e i giornalisti, numerosi dei quali sono in carcere con accuse di terrorismo o di aver cercato di ribaltare il legittimo governo . La stampa pro-governativa grida ora ancora una volta al "complotto estero" per fare cadere Erdogan così come avvenne nel caso di Gazi Park.
   Per i gulenisti, secondo l'analista Cengiz Candar, lo scontro fratricida è dovuto alla "ossessione" di Erdogan, che vuole controllare tutto e non tollera centri di potere indipendenti.
A marzo ci sono le comunali e la cruciale sfida di Istanbul, che potrebbe passare all'opposizione. In agosto le presidenziali, sei mesi dopo le politiche. L'opposizione, che finora non era mai riuscita a scalfire il premier islamico, guarda con speranza a un esito più favorevole dopo undici anni di sconfitte nelle urne.
Nello scontro Gulen-Erdogan, scrive Sozcu, "potrebbero cadere  tutti e due". Ma questo sembra più un pio desiderio che un'analisi politica distaccata anche se effettivamente la lotta interna potrebbe fermare la marcia trionfale del premier.

  

  • Aristarco |

    Chiunque vinca le elezioni, mi sembra che in sostanza non si avranno che dei peggioramenti.
    Comunque il potere resterà monopolio della rappresentanza politica dei religiosi.

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