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La crisi politica turca e il tapering mettono a rischio il miracolo economico sul Bosforo

Il più grave scandalo per corruzione degli ultimi anni e il coincidente annuncio del tapering della Fed stanno minando alle fondamenta il miracolo economico sul Bosforo che dura da dieci anni e che ha raddoppiato il pil pro capite dal 2002 portandolo da 2.500 a 10mila dollari. La Turchia, che cresce da un decennio a ritmi cinesi, è diventata la 16° economia al mondo ed entro il 2020 vuole raggiungere il decimo posto.

Ne ha le potenzialità, la dimensione di 76 milioni di abitanti in maggioranza giovani, la forza di potenza regionale, le alleanze internazionali che ne fanno il baluardo dell’Occidente prima contro l’Unione sovietica e oggi contro l’estremismo islamista.
La lira turca, sismografo del sentimento dei mercati, è scesa al suo minimo storico, dopo che la Federal Reserve Usa ha annunciato un ammorbidimento della politica monetaria espansiva (riducendo di 10 miliardi di dollari gli acquisti di bond) e mentre il governo di Recep Tayyip Erdogan deve affrontare una delle maggiori crisi legata all’inchiesta per corruzione, strettamente intrecciata alla politica, da quando è al potere, dopo tre mandati consecutivi, dal 2002.
La situazione è critica perché la Turchia si affida ai flussi di denaro stranieri per finanziare il suo ampio deficit delle partite correnti, oggi al 7,5% del Pil. Basta un cambio di umore dei fondi stranieri e i rendimenti dei bond, oggi al 10% schizzano alle stelle .
Il crollo della lira ha spinto la settimana scorsa la Banca centrale turca ad effettuare un massiccio intervento di sostegno alla moneta vendendo 400 milioni di dollari. Il 10 giugno la stessa banca aveva venduto 650 milioni di dollari per fermare il calo della lira dopo le proteste di Gezi Park. Ma sono solo palliativi quando c’è incertezza politica e pericolo di fuga di capitali verso lidi più remunerativi e sicuri. La Banca centrale dovrebbe alzare i tassi ma il Governo si oppone in vista delle amministrative di marzo.
Negli ultimi scambi un dollaro valeva 2,17 lire mentre l'euro valeva 3,005 lire. Come dicevamo oltre alla grave crisi politica interna, l'economia turca sta subendo il contraccolpo dell'annuncio della Fed di una maggiore moderazione nella politica monetaria espansiva, che vuol dire meno denaro nel sistema finanziario e quindi meno fondi per le economie emergenti. La Turchia è stata una delle maggiori beneficiarie dei programmi di stimolo Usa.
Ma ora si è messa, con la crisi politica, in prima fila per subire il cambio di rotta dei flussi finanziari che colpirà tutti i mercati emergenti.