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Condanna per evasione a Hoeness, una lezione utile anche a noi italiani

Sembra un calcio di rigore battuto contro l'evasione fiscale. Una  vicenda è molto interessante perché si presta a qualche considerazione su cosa significhi in Germania evadere il fisco e sulla durata del processo (quattro giorni) per arrivare alla condanna del reo confesso.

Ma andiamo con ordine. Il presidente del Bayern Monaco, Uli Hoeness, é stato condannato a tre anni e sei mesi di carcere – racconta l'agenzia Agi – per evasione fiscale dal tribunale di Monaco di Baviera. Naturalmente l'avvocato difensore, Hanns Feitgen, ha annunciato che farà ricorso in appello, sottolineando che i giudici non hanno tenuto nel debito conto che il 62enne ex capitano della nazionale tedesca a gennaio aveva ammesso le sue responsabilità davanti a un magistrato. Ma Hoeness il giorno dopo ha deciso diversamente rinunciando al ricorso e di affrontare il carcere. Tuttavia il giudice Rupert Heindl gli ha negato i benefici perché la sua confessione era incompleta.  
    Hoeness é stato condannato per non aver versato imposte per 27,2 milioni di euro grazie a un conto segreto in Svizzera. Lui aveva ammesso un'evasione da 18 milioni, contro i 3,5 su cui era stata avviata l'inchiesta. La difesa punta a breve a una riduzione di pena che gli permetterebbe di evitare il carcere. Tuttavia c'é il rischio che la condanna gli imporrà di dimettersi dal presidente del Consiglio di vigilanza del Bayern, se non addirittura da presidente del Bayern.  Al termine di un processo durato appena quattro giorni, a Hoeness é stata inflitta una pena severa, anche se non i cinque anni e mezzo chiesti dal pubblico ministero  Achim von Engel.  Al processo Hoeness aveva ammesso che «scommetteva» in modo folle su titoli azionari e valute estere con ingenti movimenti di denaro. La difesa si era rimessa alla clemenza della corte ricordando che il numero uno del Bayern si era costituito spontaneamente a gennaio ammettendo le sue responsabilità, ma  non è servito a molto. La corte non si impietosita: "dura lex, sed lex" hanno pensato come facevano gli antichi romani.

La corte ha usato ugualmente la mano pesante perché l'evasione fiscale in Germania viene vista socialmente come un furto alla collettività da punire duramente perché mette in discussione il contratto sociale alle sue fondamenta. Certo i tedeschi sono il frutto della riforma protestante, del rispetto delle regole e di quello che Immanuel Kant chiamava "Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me" e quello che Hegel chiamava stato etico a cui tutti dovevano assoggettarsi per raggiungere il bene supremo. Ma forse, con tutte le cautele del caso, noi italiani dovremmo imparare qualcosa da questa vicenda tedesca di fisco ed evasione. Un tema la cui soluzione potrebbe a sua volta risolvere quella del debito pubblico italiano al 130% del Pil.  Ricordando che la democrazia parlamentare nasce proprio da un'esigenza di porre un freno alla capacità impositiva del re, (no taxation without representation) ma una volta decise e approvate le tasse vanno ripartite in modo uguale e propozionale su tutta la platea dei contribuenti. Furbetti inclusi.