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Austerity di Obama: negli Usa dal 2010 tagliati 626mila posti pubblici

Stati Uniti keynesiani e Europa alla tedesca dedita solo a tagliare spese pubbliche e prestazioni del welfare? A lanciare il sasso nello stagno è stato l’ultimo rappporto Ocse sugli Stati Uniti http://www.oecd.org/eco/surveys/economic-survey-united-states.htm

presentato venerdì a Washington dal segretario generale, Angel Gurria, dove l’organizzazione internazionale con sede a Parigi avvertiva il governo di Washington di aver esagerato nel tagliare i posti di lavoro pubblici e di pagare troppo la sanità rispetto alla media Ocse e di fare poco per i disoccupati di lungo termine.
Mentre la frecciata sui costi eccessivi del sistema sanitario americano è cosa nota agli addetti ai lavori a colpire gli osservatori è stato il duro richiamo ai tagli eccessivi di pubblici dipedenti. Ma come, si sono chiesti in coro molti analisti, il presidente democratico Barak Obama non era il fautore della spesa keynesiana rispetto alle dure politiche di austerity volute in Europa dal cancelliere tedesco Angela Merkel e da Berlino imposte a tutto il continente?
Non è proprio così. Anzi i dati Ocse e del Congresso americano raccontano tutta un’altra storia.
«Il numero di occupati sia nel settore privato e pubblico è aumentato costantemente come l’economia statunitense è cresciuta. Tuttavia, dopo l’aumento al 19,2% dell’occupazione totale nel 1975, la percentuale di tutti i lavoratori del settore pubblico è scesa al 15,7% nel 1999. Nel 2013, i posti del il settore pubblico hanno rappresentato il 16,0% dell’occupazione totale», spiega un report del Congresso Usa. http://www.fas.org/sgp/crs/misc/R41897.pdf

«La recessione iniziata ufficialmente nel dicembre 2007 si e che è conclusa nel giugno 2009 ha colpito il numero degli occupati sia nel settore pubblico e privato. Dal 2007 al 2010, il numero di posti di lavoro nel settore privato è sceso di circa il 7,9 milioni, mentre il numero di posti di lavoro nel settore pubblico è aumentato di quasi 272.000. Al contrario, nel periodo 2010-2013, l’occupazione nel settore privato è cresciuto di circa 6,7 milioni di posti di lavoro, mentre l’occupazione nel settore pubblico è sceso di circa 626 mila posti di lavoro.
Riflettendo i tagli effettuati a causa della recessione 2007-2009 sui bilanci dei governi statali e locali, nel periodo 2010-2013, l’occupazione nel settore pubblico in percentuale dell’occupazione totale è scesa dal 17,3% al 16,0%». Insomma Washington e gli stati federali hanno ridotto, sull’onda della crisi economica e della polemiche dei Tea Party, almeno 626 mila posti di lavoro statali, portando il totale degli occupati pubbblici a solo il 16% del totale. Insomma i democratici sospinti dai repubblicani hanno “affamato la bestia” tagliando le tasse e i cinquanta stati hanno a loro volta ridotto il numero di occupati. Un dato che stride con la vulgata che vuole l’America prodiga e spendacciona e un’Europa austera. La verità è che l’America di Obama è stata selettiva: in alcuni casi ha aiutato l’economia e le banche a riprartire e a ricapitalizzarsi ma in altri ha ridotto duramente la spesa pubblica così come hanno fatto, o tentato di fare, i governi europei. Anzi sul numero dei dipendenti pubblici gli Usa sono stati molto più severi della Vecchia Europa.