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Onu: “Centinaia di migliaia di migranti” pronti a lasciare le coste turche per le isole greche

E’ una corsa contro l’inverno e il vento freddo che lo annuncia sull’Egeo e può farti capovolgere il gommone con cui stai scappando con la tua famiglia dall’inferno siriano, iracheno o afghano e finire affogato in un braccio di mare tra la costa turca e la prima isola greca. In Grecia, il numero di arrivi via mare dall’inizio dell’anno ha superato il mezzo milione, dopo che nella giornata di lunedì sono giunte sulle isole del Mar Egeo, Kos e Lesbo soprattutto, quasi 8mila persone, portando il totale a circa 502.500. E’ quanto ricorda l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr).

Una cifra enorme se rapportata anche alla popolazione totale greca, 10 milioni di abitanti, pari quindi a 1/20 del totale. E’ come se in Italia fossero arrivati 3 milioni di migranti in dieci mesi, anche solo per transitare. Eppure Atene, paese in crisi e senza soldi sempre sull’orlo del fallimento o dall’uscita dall’euro, ha saputo tenere i nervi saldi e non si è stracciata le vesti. Anche se nella giornata di domenica e di lunedì è stato necessario far intervenire unità supplementari di Polizia per gestire la situazione di caos che si è generata.

 Tra i paesi più poveri Atene in Europa ha saputo dare mediamente accoglienza ai rifugiati, meglio dei paesi ricchi. Con dignità e discrezione. Come l’ormai famoso panettiere di Kos, Dyonisis Arvanitakis , che ogni mattina regala cento chili di pane ai migranti, in ricordo di quando lui stesso emigrante in Australia non aveva un soldo e pativa la fame. O come le tre anziane donne intente a cullare un neonato, avvolto in una coperta bianca come i loro capelli, figlio di migranti: tre nonne amorevoli, Militsa Kamvisi, 83, Eustratia Mavrapidi, 89, e sua cugina Maritsa Mavrapidi, 85 anni, che sono diventate virali nella rete quando sono state immortalate da Lafteris Partsalis, fotografo greco arrivato a Lesbos come tanti suoi colleghi per documentare l’arrivo dei rifugiati e autore di una foto ormai diventata famosa e pubblicata anche dal quotidiano spagnolo El Pais: «Dopo aver fotografato barche, gente che piangeva e tanto dolore, sono andato alla ricerca di qualcosa di diverso. E ho trovato questo». Il simbolo di come la buona volontà della gente comune possa supplire alle inefficenze e agli egoismi degli stati.

Così ha raccontato che, mentre camminava nel campo di Sikamnias, ha visto una giovane immigrata con un neonato di un mese di vita in braccio che non smetteva di piangere. Tre anziane erano sedute poco distanti e la guardavano, finché una si è alzata e, avvicinandosi, le ha chiesto di farle tenere il bambino, che a quel punto si è calmato. «Allora- continua Lafteris- ho preso la mia macchina fotografica e ho scattato».

La foto ha fatto – all’insaputa del suo autore – il giro dei social network, dopo che Lafteris l’aveva caricata sulla piattaforma di condivisione Tumblr, fino a finire su un sito greco di opinion (rizopoulospost.com): a quel punto il suo autore l’ha riconosciuta: «Credo che sia diventata così famosa perché emoziona- ha dichiarato il fotografo greco- e anche perché è un monito a non dimenticare che questo problema esiste». La chiave sta nella sua «umanità», e aggiunge: «Le nonne in qualsiasi parte del mondo, sono speciali». E anche la popolazione greca è stata in molti casi speciale.

L’emergenza continua
«Molti dei rifugiati e dei migranti – continua ancora l’Organizzazione delle Nazioni Unite – cercano disperatamente di proseguire il loro viaggio verso altre destinazioni, nel timore che i confini davanti a loro possano chiudersi di nuovo. Lunedì a mattina – ha detto Melissa Fleming, la portavoce dell’agenzia per i rifugia dell’Onu – c’erano più di 27.500 persone sulle isole, in attesa di registrazione o di essere trasferite sulla terraferma«. Melissa Fleming, che ho conosciuto a Vienna in altri contesti seguando le vicende dell’Aiea sul nuclaere iraniano, ha fatto una precisazione importante: in Turchia ci sono centinaia di migliaia di persone che si preparano a venire. Centinaia di migliaia di persone. Un esercito di disperati è alle porte d’Europa.

In questo contesto come in altre parti d’Europa, secondo l’Unhcr «è di primaria importanza che siano garantite condizioni di accoglienza adeguate. Se questo requisito essenziale non viene soddisfatto, potrebbe essere compromesso il funzionamento ed il successo dell’intero programma di ricollocamento, che l’Europa ha deciso a settembre». Per affrontare l’attuale situazione in Europa ed evitare movimenti secondari irregolari, avverte l’Unhcr, «sono necessarie diverse misure di stabilizzazione nei paesi di primo asilo e in tutti i paesi in cui avvengono movimenti secondari. Tali misure comprendono un forte sostegno ai paesi che ospitano il gran numero dei rifugiati siriani, iracheni e afghani, una campagna informativa sui pericoli del viaggio in mare e lo sviluppo di percorsi legali per cercare protezione in Europa».

«Nei paesi interessati da movimenti secondari in Europa – conclude l’Unhcr – devono essere compiuti sforzi significativi affinché si sviluppino sistemi validi di accoglienza e solide capacità di registrazione in modo che il programma di ricollocamento possa funzionare». Ci riuscirà l’Europa darsi delle regole comuni di accoglienza? Se guardiamo a come è stata gestita la crisi dei debiti sovrani lo scetticismo è forte.