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Erdogan contro tutti, soprattutto i curdi dell’Hdp

A soli 4 giorni dalle cruciali elezioni politiche anticipate di domenica, in una Turchia polarizzata e che non ha ancora metabolizzato il lutto per il grave attentato alla stazione di Ankara, cala il pugno di ferro di Erdogan sui media critici verso il presidente che sogna di vincere con la maggioranza assoluta. Questa mattina la polizia turca ha preso il controllo – in diretta televisiva – della regia di due emittenti vicine all’opposizione, Bugun Tv e Kanalturk, di proprietà del gruppo Koza-Ipek. Gli agenti hanno prima disperso con i lacrimogeni e gli idranti i dipendenti che cercavano di difendere l’ingresso della sede che ospita le due televisioni, per poi occupare la regia insieme ai nuovi amministratori delle emittenti. Il gruppo Koza-Ipek infatti è stato messo sotto tutela dalla magistratura perché accusato di «finanziare, reclutare e fare propaganda» per conto dell’imam Fethullah Gulen, a capo di una rete di Ong e mezzi di comunicazione definita dalle autorità di Ankara come una «organizzazione terroristica». L’esclation arriva dopo che la scorsa settimana era stato annunciato lo stop alle trasmissioni di 7 canali di opposizione dall’operatore satellitare di Stato, Turksat, adesso a finire nel mirino è la holding Koza Ipek, che controlla il gruppo editoriale di cui fanno parte i quotidiani Bugun e Millet e i canali Bugun Tv e Kanalturk. Ieri la polizia è piombata nella sede della società per notificare con sospetto tempismo il provvedimento del tribunale di Ankara che ne affida la gestione a un’amministrazione controllata. Un passo che ha scatenato le barricate dell’Associazione dei giornalisti turchi (molti dei quali sono in prigione) e delle opposizioni politiche contrarie alla svolta autoritaria di Ankara.

Dopo il clamoroso e contestato provvedimento, anche l’ambasciata degli Stati Uniti ad Ankara ha lanciato l’allarme sui rischi per la Turchia alla vigilia dell’importante voto, pur senza citare l’ultimo bavaglio esplicitamente: “Gli Stati Uniti credono fortemente che la libertà di stampa e di espressione siano diritti universali. Sono essenziali per sane società democratiche – è scritto sul suo account Twitter – Quando c’è una riduzione nello spettro dei punti di vista disponibili per i cittadini, specialmente prima di un’elezione, è un elemento di preoccupazione”.

La sanzione decisa contro il gruppo Ipek è una conseguenza dei suoi presunti legami con la rete del predicatore e imam Fethullah Gulen, ex alleato di Erdogan e poi nemico numero uno del presidente turco, che lo accusa di aver creato uno “stato parallelo” con l’intenzione di rovesciarlo attraverso false rivelazioni su presunte tangenti intascate da vari ministri poi costretti alle dimissioni nel dicembre 2013. Per le opposizioni si tratta però di una decisione tutta politica per mettere il bavaglio ai media critici in vista delle elezioni di domenica. Tra i tanti giornalisti giunti nella sede del gruppo in segno di solidarietà c’era anche Can Dundar, direttore del quotidiano di opposizione laica Cumhuriyet, per cui Erdogan invocò addirittura l’ergastolo prima del voto del 7 giugno scorso per alcuni scoop su una sospetta collaborazione e fornitura di armi dei servizi segreti turchi con l’Isis.

Secondo Emre Akcakmak, Portfolio Manager East Capital “Con un tessuto sociale che sembra più polarizzato che mai, la Turchia sta faticando a recuperare la stabilità politica, a consolidare la democrazia e a migliorare la fiducia del mercato. Le elezioni di giugno scorso hanno generato una fase di stallo, dato che nessun partito è riuscito ad assicurarsi una maggioranza e i tentativi di creare una coalizione si sono rilevati fallimentari. Nonostante abbia conquistato il 41% dei voti, il partito di maggioranza AKP ha perso molto consenso rispetto alle elezioni precedenti (2011), quando aveva ottenuto quasi il 50%. I negoziati per creare una coalizione si sono rivelati una missione impossibile, soprattutto per la tangibile opposizione di Erdogan a lasciare che la sua forte presa politica fosse messa in discussione da una qualche altra forma di governo di coalizione”. 

“Nel frattempo, l’escalation di attacchi terroristici, le tensioni con la Siria e adesso anche con la Russia, e gli ingressi di rifugiati in corso stanno surriscaldando gli animi. E questo porta ad un’instabilità ancora più accentuata, che si riflette di frequente tanto nelle strade quanto sui mercati finanziari. Le ragioni per essere ottimisti non mancano, almeno guardando al lungo periodo. In primo luogo, è importante ricordare che l’influenza militare sulla politica si è decisamente affievolita. In maniera altrettanto importante, sembra ci sia ampio consenso sull’idea mantenere i militari al di fuori della sfera politica per sempre, cosa che favorirà la prosecuzione del processo democratico. In secondo luogo, nonostante i preoccupanti report sulla chiusura di Twitter, la censura dei media, l’imposizione di coprifuoco e gli arresti dei giornalisti, la popolazione rimane forte, continuando a rimanere coeso e a mostrare reazioni pacifiche. Indipendentemente dalle scelte degli elettori, la democrazia è vista ancora come l’unica alternativa per la maggioranza dei turchi. Da questo punto di vista, siamo meno preoccupati quando si parla di “tendenze autoritarie”, dato che “tendenze” di questo tipo, nella Turchia di oggi, non sono sostenibili e sono destinate, presto o tardi, a evaporare. Riteniamo che alcuni dei recenti eventi, come le proteste a Gezi nel giugno del 2013, le presidenziali ad agosto 2014, la crescita del partito filocurdo nel 2015 e i recenti tentativi di formare una coalizione, abbiano contribuito in maniera massiccia a costruire una piattaforma di comunicazione tra differenti segmenti della società.

La formazione di una solida coalizione di potrebbe rappresentare a questo punto un risultato tanto positivo per il Paese almeno quanto lo sarebbe la creazione di un governo monopartitico. Una coalizione alla ricerca di consenso, inizialmente ipotesi temuta non solo dalla maggioranza della popolazione ma anche dagli investitori, potrebbe invece gettare acqua sul fuoco delle tensioni sociali e accelerare la fiducia dei consumatori nel breve periodo. E questo, a sua volta, potrebbe anche generare un rally di sollievo per il mercato turco, soprattutto dopo un anno in cui la Borsa di Istanbul ha perso più del 30% dato che la lira turca ha toccato minimi mai registrati nella storia e il sentiment degli investitori è peggiorato”, ha concluso Emre Akcakmak, Portfolio Manager East Capital.