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Vienna sfida Milano e gioca il jolly Ema per contrastare l’euroscetticismo

La costituzione del nuovo governo austriaco rischia di intrecciarsi con l’assegnazione dell’agenzia Ue del farmaco. Come? Sembra fantapolitica ma nei caffè viennesi e nei circoli ben informati della capitale austriaca si parla anche di questa ipotesi.
 Vediamo nel dettaglio: il neo cancelliere austriaco Sebastian Kurz, 31 anni, sta cercando di fare un governo di colazione con i blu di Heinz-Christian Strache, la destra oltranzista che ha ottenuto il 26% dei voti all’ultima elezione e il terzo posto tra le formazioni politiche. Ma non sarà facile e molte cancellerie europee vedono con sospetto l’operazione di far entrare nella stanza dei bottoni una forza politica euro-scettica e dai tratti xenofobi. Ma Kurz abilmente sta cercando di far passare il messaggio a Bruxelles e tra i delegati  incaricati che per rinsaldare il tiepido se non freddo europeismo della popolazione austriaca e superare l’euroscetticismo dei nazional liberali della Fpoe sarebbe una buona scelta da parte dei partner europei dare a Vienna un premio speciale, cioè la sede dell’agenzia del farmaco. Effetto simpatia verso l’Europa e le sue istituzioni che naturalmente vale anche per Milano e qualsiasi altra sede candidata ad accogliere le nuove sedi delle agenzie in trasloco forzato da Londra. Se l’Ema dovesse arrivare nel Pirellone  a Milano ovviamente la città diventerebbe nei fatti più filo europea proprio in relazione al vantaggio, la visibilità e al prestigio che ne ricaverebbe.
Vienna peraltro è giù  sede europea dell’Onu e spesso ospita la riunione dei paesi Opec. Siamo quindi di fronte a un ballon d’essai rilanciata dai media austriaci? Forse ma la cautela è d’obbligo vista l’importanza della partita in gioco e le sue ricadute economiche. Tutto infatti si giocherà il 20 novembre quando le delegazioni dovranno decidere la nuova  sede dell’Ema ma sono in molti a pensare che il trasferimento da Londra delle due agenzie europee sfrattate dal voto popolare su Brexit  (banche e farmaco) arriverà con una decisione politica e non dopo una serena valutazione del miglior candidato in lizza. Insomma secondo molti osservatori e diplomatici il rischio è che non sarà la città con i punteggi più alti a ospitare l’agenzia del farmaco (Ema) o bancaria (Eba) ma quel paese che avrà saputo muoversi compatto come una falange macedone e l’abilità diplomatica necessaria a muoversi nel gioco di alleanze possibili tra i paesi fondatori, quelli del Mediterraneo e tra i  paesi centro-orientali ed evitare i veti incrociati. Una partita a scacchi che verrà giocata con un voto segreto e dove i colpi bassi sono sempre in agguato.