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Austria, Kurz sfida Bruxelles: “Pronti a dividere la Ue sulle quote dei migranti”

Il premier austriaco, Sebastian Kurz, 31 anni, mantiene, come il presidente americano Donald Trump, le sue roboanti e minacciose promesse elettorali in tema di migranti mettendo a rischio la fragile unità trovata sullo scottante tema nei precedenti e burrascosi consigli europei.
Così non ha sorpreso i sui elettori quando il cancelliere ha ribadito la linea dura in materia di quote di assegnazione dei migranti.
“Costringere gli Stati ad accettare rifugiati non aiuta l’Europa”, ha detto. “Se continueremo su questa linea, divideremo ulteriormente l’Ue”. E per essere più esplicito ha aggiunto:  “Le quote di collocazione dei migranti non hanno senso”. Questa la raffica di affermazioni populiste che il neo cancelliere austriaco ha rilasciato  nel corso di un’intervista articolata concessa, e non a caso, al quotidiano tedesco Bild am Sonntag.
Il governo nero-blu
Kurz ha appena varato un governo di coalizione con la destra radicale di Strache, l’erede di Joerg Haider, e non vuole mostrare tentennamenti di fronte alle forti pressioni che gli sono arrivate dal partito popolare europeo a cui pure appartiene.
Il 31enne leader  austriaco ha ribadito le sue opinioni e contrarietà sull’arrivo dei migranti in Europa. Una posizione dura e intransigente sostenuta da quando era ministro degli Esteri austriaco nelle fila della Grosse Kaolatione, che Kurz invocava una rottura nella politica europea sui profughi. L’Austria addirittura aveva minacciato di chiudere il Brennero anche se una barriera per effettuare i controlli non è mai stata allestita sul confine italiano.
Da parecchi mesi è, invece, operativo al confine austro-tedesco (Kiefersfelden e Schwazbach/Salisburgo) un controllo da parte della polizia tedesca.
Secondo il cancelliere austriaco, richiamando il principio europeo di sussidiarietà, la “distribuzione dei migranti secondo quote è un grave errore. Gli Stati membri dovrebbero decidere senza costrizioni se e quali quantità di persone ospitare”. Kurz è stato più volte critico della politica dei profughi della cancelliera tedesca Angela Merkel, sua partner nel partito popolare europeo. Per mesi, l’Unione europea ha cercato di riformare l’attuale sistema di Dublino, secondo cui gli  Stati devono assumersi la responsabilità dei richiedenti asilo in cui i nuovi arrivati entrano per la prima volta nella Ue. Un progetto che di fronte alla grave crisi dei migranti che ha colpito soprattutto la Grecia e l’Italia è alle corde. “I migranti che sono diretti in Europa non vogliono andare in Bulgaria o in Ungheria, ma in Germania, in Austria o in Svezia”, ha aggiunto Kurz dove il welfare è più generoso e le occasioni di lavoro maggiori.
Kurz dopo la visita al maso dei nonni a Waldviertel nella Bassa Austria, il 27 sarà di ritorno a Vienna ala cancelleria.
Kurz ritiene che differenza giuridica tra asilo e migrazione economica sono oggi a livello europeo poco chiari. Il cancelliere austriaco non fa mistero di preferire una politica che tenda ad aiutate i potenziali migranti nei loro paesi di origine o in alternativa negli Stati vicini. Nel caso tutto questo non fosse possibile, allora in aree sicure allestite con fondi internazionali anche della stessa Ue del proprio continente. L’Ue dovrebbe appoggiare questo piano anche con la forza militare – ha affermato Kurz – non possiamo più accogliere persone che viaggiano clandestinamente nell’Ue con l’aiuto degli scafisti”.
I paesi membri della Ue che si oppongono alle quote obbligatorie dei profughi sono uniti nel gruppo Visegrad, composto daUngheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca, gruppo informale a cui Vienna sta avvicinandosi sempre di più.