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La corsa ad ostacoli di Parigi per diventare la capitale finanziaria europea

L’ultima rivolta sociale transalpina, che potrebbe continuare sotto traccia nonostante la sospensione dei rincari dei carburanti per un anno, l’aumento dello Smic e il ripristino delle tassa sulle fortune più elevate, potrebbe far perdere punti preziosi a Parigi, città favorita tra le città europee che si scontrano per ereditare il ruolo di Londra come capitale finanziaria dell’Europa. Possibile? Vediamo perché. Nel frattempo Amsterdam, Francoforte, Bruxelles, e perché no anche Milano, non disperano di poter entrare, almeno parzialmente, di nuovo in partita.

Le proteste all’Arco di Trionfo 

Le violente proteste parigine hanno messo a ferro e a fuoco proprio il quartiere degli affari, quello che da Boulevard Haussmann, 121, sede storica di Lazard, si estende verso il quartiere della Défense passando dall’Arco di Trionfo, l’area dove dovrebbero trovare sede le banche d’affari in fuga da Londra. Parigi finora è stata favorita nella gara per succedere a Londra, perché ha un ruolo di primo piano a livello finanziario, economico, politico e di difesa strategica. Non a caso il presidente Emmanuel Macron ha appena rifiutato di cedere il seggio permanente all’Onu alla Ue come chiesto dalla Germania di Angela Merkel. Parigi manterrà saldamente nelle sue mani il ruolo, tra i cinque grandi del pianeta al Palazzo di Vetro con diritto di veto, senza dividerlo con i suoi partner europei. Una scelta che avrebbe potuto far fare un passo in avanti al processo di unificazione europea ma che ancora una volta non è stato colto dal governo transalpino geloso delle proprie prerogative.

La capitale francese è un concentrato urbano di interessi economici, finanziari, culturali e politici di primo piano in Europa e non è solo nostalgia di una politica gaullista di “Grandeur” di altri tempi.

Inoltre, come ricorda Rob Cox di Reuters Breakingviews, la Borsa francese ha la più grande capitalizzazione di mercato nel continente, con circa 850 società quotate, di cui 30 tra i leader mondiali nelle loro industrie. Questa varietà di ricchezze è una delle ragioni per cui Parigi dovrebbe beneficiare più di altre capitali europee della Brexit.

Il problema è se le rivolte sociali stiano appannando l’immagine del presidente Emmanuel Macron come riformista di una Francia, colbertista e centralista, refrattaria ai cambiamenti. Sono in molti in Germania a chiedersi se la Francia sia un paese irriformabile e se sia dunque destinata a diventare il prossimo  “malato d’Europa”. Questa impasse politica potrebbe far perdere a Parigi l’occasione storica di beneficiare dei ricchi dividendi di una Brexit peraltro sempre più caotica e incerta.

Gli investitori internazionali

La domanda di fondo che si pongono gli investitori internazionali è se la sfida di Macron sia a un punto morto o se l’ex banchiere di Rothschild prestato alla politica sia capace di ritrovare il tocco magico che lo aveva contraddistinto nelle vittoriosa campagna elettorale per l’Eliseo di 18 mesi or sono. Certo François Fillon, il candidato favorito dei repubblicani, all’epoca era stato tolto di mezzo da uno scandalo per incarichi alla moglie Penelope, mentre i socialisti si erano persi in conflitti interni. Macron si era ritrovato come unica avversaria la populista di estrema destra Marine Le Pen in un voto che alla fine, grazie anche al sistema uninominale a doppio turno, lo aveva avvantaggiato.

La successiva sfida all’unilateralismo di Donanald Trump aveva reso Macron il campione globale del multilateralismo, della difesa del Trattato di Parigi sul clima oltre che difensore dell’accordo sul nucleare con l’Iran poi abbandonato dagli Usa. Un ruolo importante che ora viene messo in dubbio proprio dalle accese e radicate proteste interne. Un passaggio difficile per l’Eliseo il cui esito, se dovesse dimostrarsi meno temporaneo del previsto, potrebbe frenare anche le ambizioni di Parigi come nuovo centro finanziario europeo al posto di Londra e riaprire i giochi della ricca eredità finanziaria del dopo Brexit.