Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

I Gilet gialli sono dei nuovi sanculotti, dei futuri sovranisti o solo un fuoco di paglia?

Chi sono davvero i Gilet gialli? Difficile dirlo. Il presidente francese, Emmanuel Macron, è un ambientalista globale, aperto al multiculturalismo, ma non ha saputo capire i problemi dei Gilet gialli, molti di loro ai limiti della povertà, pensionati che fanno fatica ad arrivare a fine mese e che vivono fuori dai grandi centri urbani. Degli emarginati sociali, non certo una forza politica organizzata come  “La France Insoumise’, del leder della sinistra radicale, Jean-Luc Mélenchon, o del “Rassemblement national” del presidente della  destra sovranista, Marine Le Pen.

I precedenti storici

Nel 1789 i rivoluzionari francesi furono diretti dalla borghesia nascente che si scontrava con i nobili e la monarchia su questioni di rappresentanza politica negli Stati generali.

I Gilets Jaunes sono invece senza colore politico definito, senza leader sebbene alcuni portavoce si stanno evidenziando e sono soprattutto arrabbiati con le istituzioni. Il loro emblema, il giubbotto di sicurezza giallo fluorescente, a differenza del berretto rosso dei rivoluzionari, simboleggia piuttosto l’anarchismo arrabbiato dei movimenti operai luddisti.

La caccia ai radar e ai caselli

Un movimento che incendia i caselli autostradali e che ha distrutto 1.600 rilevatori di velocità, la metà di quelli esistenti in tutto il territorio nazionale che fruttano (o sarebbe meglio dire fruttavano allo Stato secondo il sito specializzato Radars-auto.com, 86 milioni di euro di multe al mese)  piuttosto che occuparsi dl maggiori libertà democratiche.

Una protesta che assomiglia a quelle numerose rivolte contadine che si manifestarono secondo la storiografia francese degli Annales prima della Rivoluzione francese e che venivano tutte soffocate in pochi giorni con la forza dalle autorità che ripristinavano le gabelle e le servitù alla base delle rivolte poi domate.

Insomma un fuoco di paglia. Una improvvisa esplosione di collera sociale più che un movimento radicato e organizzato che presto si spegnerà. Forse è così, ma i manifestanti hanno buone ragioni per essere spaventati e furiosi. Gli standard di vita per i lavoratori di fascia più bassa, senza istruzione, i perdenti della globalizzazione- quelli che negli Stati Uniti hanno votato Donald Trump e in Gran Bretagna hanno sostenuto la Brexit – dipendenti con retribuzioni che sono state erose costantemente per anni a causa della svalutazione interna, la riduzione del costo del lavoro per fronteggiare la competitività quando non sia ha più la leva monetaria e non si è più in grado di fare gli investimenti necessari per sviluppare nuovi prodotti o nuove modalità di produzione se non si ha un mercato interno sufficientemente grande.

Un movimento anarchico?

Un movimento anarchico e populista, dunque,. Ma secondo alcuni resoconti giornalistici, le fiamme di questa ribellione sono state alimentate dai sostenitori di estrema destra di Marine Le Pen, che è stato sconfitta da Macron nelle elezioni dello scorso anno e cerca la rivincita. Altri resoconti invece sottolineano che la maggior parte dei manifestanti professano ideali di “solidarietà” nei loro raduni nelle rotonde stradali, dove ballano davanti a grandi fuochi accesi per scaldarsi e cementare l’unione di intenti comuni nel solco della tradizione dei sanculotti.

Se è vero che i Gilet gialli godono del sostegno di circa il 70% dei loro connazionali, è chiaro che sia la Le Pen che Mélechon cercheranno di dirigerli verso i loro obiettivi, secondo la teoria gramsciana della egemonia. Sara interessante vedere se in vista delle elezioni Europee i Gilet gialli si presenteranno da soli (sono dati secondo vari sondaggi al 20% dei voti) o se verranno fagocitati rapidamente dalle estreme. Le aperture della Commissione europea potrebbero aiutare Macron a recuperare il terreno perduto.

Le proteste di oggi potrebbero ricomporre un fronte sociale di sinistra, aggiungersi ai movimenti sovranisti in forte aumento nel mondo o ritornare nell’alveo dei partiti centristi una volta ottenuti alcuni obiettivi minimi. Una partita ancora aperta dal cui esito dipenderà anche il futuro equilibrio europeo.