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L’unilateralismo di Trump riduce la quota del dollaro come riserva ufficiale ai minimi da 5 anni

Che succede al dollaro? Forse è in arrivo una inaspettata conseguenza dell’unilateralismo del presidente americano Donald Trump in campo valutario che spaventa gli investitori e le banche centrali. La quota del dollaro delle riserve ufficiali mondiali è crollata a un livello più basso da cinque anni secondo i dati forniti dal Fondo Monetario Internazionale. La valuta statunitense ha rappresentato il 61,9% delle riserve valutarie globali nel terzo trimestre, in calo rispetto al 62,4% del trimestre precedente e al livello più basso dal quarto trimestre del 2013, secondo i dati del FMI pubblicati venerdì sul suo sito web.

La quota in euro delle riserve stanziate è salita al 20,5%, il più alto da fine 2014, dal 20,3% nel secondo trimestre. Questa è stata la sua quota maggiore dall’ultimo trimestre del 2014, ma ben al di sotto della quota massima delle riserve della valuta unica del 28% nel 2009. Poi la crisi dei debiti sovrani europei iniziata nel 2010 con la crisi del debito greco ha colpito la quota mondiale della moneta unica a favore del biglietto verde.  Quanto alla quota dello yen ha raggiunto il 5%, il più alto degli ultimi 16 anni.