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Come governare la globalizzazione senza perdere le elezioni

Il dilemma del centro sinistra mondiale passa dalla Francia e dall’esito dello scontro in atto tra i Gilet Jaunes e il presidente Emmanuel Macron che, dopo aver preso i 2/3 dei voti dagli elettori del centro sinistra, li ha persi nei sondaggi per aver fatto le necessarie riforme strutturali pro business. Il dilemma di Macron è quello del centro sinistra mondiale per questo è molto interessante vederne l’esito finale sul terreno politico.

Ci sono precedenti importanti di personaggi politici di centro sinistra che hanno varato le riforme strutturali impopolari, come l’ex cancelleiere tedesco Gerhard Schroeder, e poi hanno perso le successive elezioni dando stabilità ai governi successivi della Merkel, che di riforme non ne ha dovute fare più nei suoi quattro mandati successivi.

Lo stesso avvenne nel marzo 2001 fino al novembre dello stesso anno in Turchia. Ai tempi Kemal Dervish, ex funzionario apicale della Banca Mondiale, era diventato in tutta fretta ministro delle Finanze del governo socialdemocratic di Bulent Ecevit, e dovette far fronte a una delle peggiori crisi economiche del paese sul Bosforo. Dervish a marzo varò le riforme strutturali e a novembre il CHP, il suo partito di centro sinistra, perse le elezioni a favore dell’Akp, il partito filo-islamico e anti-establishment di Erdogan che da allora è saldamente al potere grazie anche a quelle riforme che prevedevano profonde riforme bancarie che proteggevano le banche statali dalle interferenze della politica. Derviş rafforzò l’indipendenza e i poteri di vigilanza della banca centrale (oggi però di nuovo sotto il dominio dell’esecutivo) e varò riforme strutturali in vari settori agricoltura, energia e formazione del bilancio pubblico. Mission accomplished ma elezioni politiche perse.

Oggi Dervish, dal suo ruolo di membro autorevole del centro studi americano Brookings, cerca di dare un contributo al dilemma del centro sinistra di fronte alla globalizzazione e alla rivolta delle classe medie impoverite dalle delocalizzazioni, dalle diseguaglianze crescenti e dalle nuove tecnologie potenzialmente distruttrici di posti di lavoro.

Dervish crede che un nuovo contratto sociale di centro-sinistra richiederà “maggiori risorse pubbliche” per aiutare i perdenti della globalizzazione. Ma dove trovare le risorse finanziarie se la “globalizzazione non gestita incoraggia i capitali e i redditi a reddito elevato a confluire in giurisdizioni a bassa tassazione, privando i governi delle entrate necessarie per mantenere i sistemi di sicurezza sociale”? La socialdemocrazia tedesca sul punto ha proposto una tassazione minima in Europa per le multinazionali, un progetto ambizioso ma ancora troppo isolato perché in tema fiscale l’Europa ha deciso di giocare la carta della concorrenza fra gli stati membri così come voluto fortemente ai tempi dell’ingresso di Londra nella Ue dalla premier Thatcher. Oggi con la Brexit alle porte si potrebbe rivedere quel capitolo che ha portato alla guerra fiscale tra paesi memebri all’interno della stessa Ue.

Dervish ricorda che “fortunatamente, il G-20 ha iniziato a riconoscere questo come un problema. Ma molto lavoro deve essere fatto per adattare i sistemi fiscali, sanitari e educativi a un’economia globale in cui i giganti della tecnologia stiano sviluppando nuove forme di potere monopolistico”.

I leader di centro-sinistra devono iniziare a esplorare idee per nuove e rivoluzionarie piattaforme di governance a livello nazionale e internazionale. Ma i laburisti britannici non sembrano aver trovato nuove ideee sotto la guida di Jeremy Corbyn che pensa piuttosto a nazionalizzazioni delle infrastrutture e di avviare una politica di maggiori tasse per i patrimoni e i redditi alti. Un programma che è stato definito in modo ironico dal sito Politico.eu come una “Cuba sul Tamigi”.

Secondo Dervish “il mondo sta vivendo una rivoluzione tecnologica che ha il potenziale per beneficiarci tutti. Ma molto dipenderà dal fatto che esista una leadership per gestire le prossime fasi distruttive. L’alternativa è rischiare versioni aggiornate delle catastrofi politiche e guerre mondiali del ventesimo secolo”. Una previsione non proprio ottimistica. “In entrambi i casi, Macron è determinante, perché ciò che accade in Francia non resterà confinato solo in Francia”. La verità è che il centro sinistra dopo gli anni di Tony Blair e di Bill Clinton, non ha ancora saputo eleborare una nuova visione politica di fronte alle sfide che la globalizzazione e le diseguanglianze sociali hanno portato al cuore del dibattito politico globale.