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A che serve Davos? Scontro su Twitter tra giornalista del New York Times e Wef

Un duro scontro verbale si è verificato nelle nevi di Davos nel corso del World economic forum tra Deborah B. Solomon,  61 anni, prestigiosa firma ed economic editor del New York Times e lo staff addetto alla stampa del World economic forum. Ad accendere la miccia delle polveri è stato un velenoso twitter a fine della 49esima edizione tra le nevi dei Grigioni della stessa Solomon: “Forse è ora di iniziare a ignorare Davos? Sembra che non produca nient’altro che titoli sui giornali per dei personaggi ricchi che fingono di preoccuparsi (nominate la vostra causa economica qui). Non sto scherzando. Ci sono molti modi migliori per usare il tempo dei giornalisti che seguire il Wef”. Parole dure forse anche determinate dalla diserzione a sorpresa a causa dello Shutdown della delegazione americana a Davos, una decisione di Trump  che ha fatto perdere, in parte, interesse al pubblico americano sull’evento. In ogni caso parole al vetriolo che non potevano restare senza una replica.

Pronta la risposta di Adrian Monck del World economic forum: “Diventa demoralizzante anno dopo anno affrontare una tale ostilità preconcetta. Ci sono molti modi peggiori di usare il tempo dei giornalisti. Ma cercare di spingere i potenti verso obiettivi progressisti non è uno di questi”. Un duello inusuale sia per durezza dello scambio verbale sia perché condotto con il New York Times solitamente un alfiere e sostenitre dello scopo del Wef che è quello di spingere il gotha dell’imprenditoria e dei banchieri globali a migliorare la qualità del mondo. Un obiettivo ambizioso, ma che spesso ha portatato a risultati siginificativi. https://vittoriodarold.blog.ilsole24ore.com/2019/01/26/un-fantasma-davos-la-proposta-ocasio-unaliquota-marginale-al-70-super-ricchi/. 

Si veda anche https://vittoriodarold.blog.ilsole24ore.com/2019/01/23/davos-nasce-la-coalizione-dei-globalisti-unilateralismo-dazi-populismi/

Kevin Roose,  technology and business columnist del New York Times, ad esempio ha usato il Wef per un pregevole e approfondito reportage sui rischi dell’intelligenza artificiale tra i Ceo presenti a Davos intitolato “The Hidden Automation Agenda of the Davos Elite”. Un lavoro giornalistico che a Davos è stato possibile in pochi giorni.