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Weidmann vede una frenata del Pil tedesco nel 2019 ma non cambia rotta sul rialzo dei tassi

Che succede in Germania, la locomotiva dell’eurozona che sembra frenare fino a fine anno? “La crisi economica della Germania sarà più lunga di quanto si pensasse in precedenza e ci sono cattive notizie in vista”, ha detto il 31 gennaio il presidente della Bundesbank Jens Weidmann, presentando una prospettiva insolitamente cupa per la più grande economia europea. Anche il ministro dell’Economia Peter Altmaier aveva lanciato l’allarme: “Nei mesi scorsi la dinamica economica ha rallentato, in Europa come su base mondiale” e,  anche in Germania, il governo “corregge prudenzialmente le stime di crescita per il 2019 all’1%”. Poi il ministro dell’Economia Altmaier, aveva sottolineato però che “lo slancio dell’economia continuerà ad andare avanti”. Nell’autunno scorso la previsione sul pil era dell’1,8%.

Weidmann non ha fatto previsioni specifiche nè ha dato suggerimenti specifici al governo su cosa fare . Il governatore ha proseguito: “Anche la zona euro dovrebbe fallire per difetto di raggiungere la sua previsione di inflazione quest’anno a causa del calo dei prezzi del petrolio, ma la Bce dovrebbe guardare a questo calo e non sprecare inutilmente tempo nella normalizzazione della politica”. In altri termini Weidmann ha dichiarato che un rallentamento temporaneo non dovrebbe scoraggiare la normalizzazione della politica monetaria verso il rialzo dei tassi da parte della Banca centrale europea.

In realtà con l’inaspettato stallo della crescita tedesca, la Bce sembra aver abbandonato per ora i piani per normalizzare ulteriormente la politica monetaria ed è più probabile che fornisca ulteriori stimoli, piuttosto che meno, dicono gli economisti secondo quanto riporta Bloomberg.

“Contrariamente alle nostre previsioni a partire da dicembre, il calo della crescita dovrebbe estendersi fino all’anno in corso”, ha detto Weidmann, un falco, che è anche visto come candidato per sostituire il presidente della Bce Mario Draghi alla fine di quest’anno. “Quindi, l’economia tedesca crescerà probabilmente ben al di sotto del tasso potenziale dell’1,5 percento nel 2019”, ha detto Weidmann nel corso di un discorso a Mannheim. “Cattive notizie dall’economia tedesca potrebbero proseguire ancora per un po.” Eppure Weidmann non sembra cambiare opinione sulla necessità di ritornare verso una normalizzazione della politica monetaria  indifferente ai dati e anche al cambio di passo fatto dalla Federal Reserve che sembra aver preso tempo prima di decidere nuove strette.

La scorsa settimana la Bce ha ridimensionato le prospettive di crescita a causa di un rallentamento dei commerci e una fiducia calante, ma ha ribadito che il calo è temporaneo e ha mantenuto sul tavolo un rialzo dei tassi per la fine di quest’anno.

Analogamente, Weidmann ha ribadito che  dal punto di vista della Bundesbank la crescita riprenderà, sostenendo che le previsioni per il 2020 e il 2021 rimangono valide in quanto il rallentamento non è una recessione. Esattamente le parole del direttore generale del Fmi, Christine Lagarde, espresse a Davos nel corso del Wef in relazione alla crescita globale.

“Tuttavia, l’incertezza sull’ulteriore crescita economica è elevata e per la Germania prevalgono i rischi al ribasso”, ha affermato Weidmann. Anche per la zona euro, Weidmann ha espresso un’opinione cauta, sostenendo che la previsione dell’inflazione di quest’anno dovrà essere tagliata. “Il calo dei prezzi del petrolio in particolare comporterà un’inflazione probabilmente in calo sensibile quest’anno rispetto a quanto previsto dalla Bce a dicembre”, ha affermato. Tuttavia la Bce dovrebbe guardare oltre la volatilità dell’inflazione causata dai prezzi del petrolio.

“Dopo tutto, la politica monetaria ha bisogno di più spazio di manovra per reagire a una crisi economica inaspettata in futuro”, ha detto. Quest’anno la Bce prevede un’inflazione dell’1,6 percento. Le sue previsioni sono in revisione a marzo. Si prevede che L’Eurotower offrirà alle banche prestiti a più lungo termine per mantenere il flusso di credito e potrebbe anche formalmente rivedere la propria guidance sui tassi di interesse, non dando limiti temporali per il rialzo dei tassi. Ma Weidmann, probabilmente in questo caso, si metterà di traverso.