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Turchia, contro il carovita i sindaci di Istanbul e Ankara vendono frutta e verdura a prezzi calmierati

A Istanbul ed Ankara, i due sindaci dell’Akp, il partito filo islamico al potere dal 2002, hanno deciso di fare “l’ortolano” per mantenersi il posto in Comune in vista delle complicate elezioni amministrative di marzo. Una fake news? No, tutto vero. In vista del voto amministrativo di marzo per contrastare l’aumento esplosivo dei prezzi dei genri alimentai e in particolare degli ortaggi i Comuni di Istanbul e di Ankara, le due principali città in mano all’Akp,  hanno inziato lunedì 11 febbraio la vendita diretta di ortaggi e frutta in tutta la città a prezzi politici abiurando, per una volta, al loro credo liberista in economia che ne ha determinato finora il successo nelle urne passando indenni nelle proteste ambientaliste di Gezi Park e di un falito colpo di stato nel luglio 2016. 

I Comuni di Ankara e Istanbul hanno iniziato la vendita diretta a prezzi calmierati di ortaggi e frutta ai consumatori nell’ambito della campagna del governo di Ankara contro quelli che l’esecutivo definisce come gli esorbitanti aumenti dei prezzi di frutta e verdura da parte dei fornitori. Lo riferisce il quotidiano filo-governativo Hürriyet.

Il comune di İstanbul ha messo a disposizione 50 punti vendita in vari punti affollati in tutta la città, ha riportato sempre Hürriyet. I prodotti saranno venduti in tende mobili, ha annunciato il vice segretario generale della città metropolitana di Istanbul, Hayri Baraçlı.

La Turchia di Erdogan sta lottando strenuamente contro la super inflazione causata da una forte svalutazione della lira e i prodotti agricoli soprattutto gli ortaggi stanno subendo rialzi incredibili. L’inflazione alimentare è pari al 31% annuo, il più alto dal minimo toccato nel 2004, riporta il sito Ahval senza contare che il prezzo delle melanzane, dei cetrioli e dei pomodori è aumentato rispettivamente dell’81%, del 53% e del 39%, rispettivamente, nell’ultimo anno. Anche le cipolle hanno subito incrementi vertiginosi. La cucina turca usa i vegetali come materie prime fondamentali e questi aumenti hanno provocato forti risentimenti nelle famiglie più povere. 

“Cominceremo a lavorare per alleviare i problemi dei nostri cittadini relativi ai prezzi di frutta e verdura”, ha affermato Baraçlı. “Cominceremo con la vendita di pomodori, cetrioli, spinaci, patate, cipolle, melanzane e peperoni”.

L’iniziativa comunale segue numerosi raid eseguiti da parte di funzionari della sezione annonaria turchi contro i cosiddetti “opportunisti”, cioè fornitori e società accusati di speculazioni sui prezzi. In realtà i prezzi sono aumentati in seguito all’opposizione di Erdoganal rialzo tempestivo dei tassi di interesse, portati successivamente dalla Banca centrale al 24%, mossa che ha iniziato a frenare l’aumento dei prezzi ma nel frattempo la situazione sui generai alimentari è sfuggita di mano alle autorità che ora corrono ai ripari temendo l’ira del popolo nelle urne del voto amministrativo.