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La mancata fusione di Alstom-Siemens “salva” il Pendolino di Savigliano

La fusione Alstom-Siemens in campo ferroviario è stata clamorosamente bocciata dall’antitrust europeo della commissaria danese, Margrethe Vestager, l’erede dell’ex commissario sempre alla concorrenza, Mario Monti.  Secondo l’agenzia internazionale di informazione Reuters le due società coinvolte nel tentativo di far accettare il merger dall’autorità di Bruxelles si erano offerte in precedenza alla bocciatura di cedere qualche pezzo importante come la piattaforma del Pendolino di Alstom o la piattaforma Velaro Novo di Siemens.

Il Pendolino, che presenta una tecnologia di inclinazione che si traduce in una minore frenata prima delle curve, è predisposto su misura per le linee ad alta velocità e convenzionali. I treni Pendolino sono stati venduti a 12 operatori in 12 paesi ed è prodotto nello stabilimento di Savigliano in Piemonte. Quindi, per ora, per gli stabilimenti italiani di Alstom non ci saranno novità. Ma Parigi e Berlino non demordono sul punto. La Francia ha proposto di modificare a tambur battente l’attuale normativa anti-trust al fine di modificare il mercato di riferimento da europeo a globale. Inoltre nei momenti precedenti la settimana scorsa una riunione a Bruxelles dei ministri delle Finanze dell’Ue, il ministro francese Bruno Le Maire ha preso le distanze dalla decisione dell’esecutivo comunitario. Il ministro Le Marire ha spiegato che Parigi intende proporre una modifica alla normativa  comunitaria che consenta a un paese membro di ottenere «un diritto di avocazione per permettere al Consiglio di rimettere in discussione una decisione della Commissione europea in materia di concorrenza». Tutto in salita però perché la proposta francese per passare dovrebbe modificare il regolamento su fusioni e acquisizioni che risale al 2004. Ma per aggiornare questo provvedimento cardine dell’anti-trust e anti-monopoli, sarebbe obbligatorio passare da una trafila di passaggi composta da una proposta della Commissione Ue di jean-Claude Juncker, il sì unanime del Consiglio europeo di Donald Tusk e il parere favorevole del Parlamento europeo presieduto da Antonio Tajani, così come previsto dall’articolo 352 dei Trattati. Insomma non proprio una passeggiata anche per i due componenti la famosa e abusata metafora del “motore” europeo.