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La capriola di Borrell (Ue): “Siamo stati un po’ naïf con la Cina”

L’Unione europea alla vigilia di importanti decisioni sulla risposta comune alla recessione da Covid 19 fa un cambio di marcia importante nei rapporti con Pechino, un bagno di realismo, una svolta che avvicina Bruxelles, sebbene con i dovuti distinguo, alle posizioni americane che vedono la Cina come uno sfidante economico, militare e geeopolitico alle democrazie liberali. L’Alto Rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea, Josep Borrell, fa retromarcia e riconosce che “siamo stati un po’ ingenui in passato” con la Cina, ma assicura che ora la prospettiva degli europei è cambiata ed è “più realistica”. In che senso? In un’intervista pubblicata dal quotidiano francese “Le Journal du Dimanche”, https://www.lejdd.fr/International/josep-borrel-le-chef-de-la-diplomatie-europeenne-avec-la-chine-nous-avons-ete-un-peu-naifs-3965872 Borrell spiega che dal marzo 2019 esiste una strategia europea nei confronti della Cina e che “il nostro approccio è diventato più realistico”. Un approccio che ora si basa sulla constatazione che “la Cina è un partner strategico con il quale lUE ha obiettivi parzialmente convergenti” e con il quale “deve trovare un equilibrio di interessi”. Ma la Cina di Xi Jinping e della via della Seta in frenata secondo Ft per via è anche “un concorrente economico con un’ambizione di dominio tecnologico” e “un rivale sistemico che cerca di promuovere un modello alternativo di governance”. Chiaro il riferimento alla sfida del sistema autoritario di Pechino ai sistemi libeldemocratici Occidentali che nella sfida al Covid 19 hanno dovuto convincere i loro cittadini e contemperare la difesa dei diritti personali con l’esigenza di tutelare la tutela della salute collettiva. Pechino invece sul punto si è mostrato più radicale con lockdown drastici di intere regioni e pugno di ferro su chi non rispettava le norme di chiusura.

Insomma, dice Borrell, il rapporto tra i due blocchi “richiede reciprocità e riconosco che da questo punto di vista siamo stati un po’ ingenui (naif, ndr) in passato”.

Quanto alle accuse del presidente degli Stati Uniti Donald Trump (riprese anche dal segretario di Stato  Mike Pompeo), che afferma di avere le prove che la diffusione del coronavirus potrebbe aver avuto origine in un laboratorio di Wuhan, il capo della diplomazia europea è sembrato assai poco convinto e più cauto. Borrell infine non si è sottratto dal tema caldo delle ipotetiche pressioni cinesi su un report che riguardava le fake news sul Covid 19. Quanto alle pressioni cinesi per attenuare un rapporto europeo sulla disinformazione sul coronavirus, l’alto rappresentante ha negato la fondatezza di questa ipotesi: “Questo intervento cinese non è stato in alcun modo la causa di un cambiamento di tono o di sostanza nella versione pubblica di quel rapporto”. Questione chiusa, per ora.