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Unicredit, la subholding degli assets esteri può attendere

L’ultima trimestrale di UniCredit ha messo in chiaro oltre a un utile di 680 milioni. doppio delle attese,  e due punti della strategia di UniCredit per i prossimi mesi. Primo: la subholding degli assets esteri di UniCredit può attendere. La svolta è stata precisata dallo stesso ceo Jean Pierre  Mustier nel corso della conference call in occasione della trimestrale di gruppo.”Vedremo il progetto di subholding europea quanto cambierà l’attuale contesto macro, facilitato dalle condizioni di quantitative easing della Bce, che non lo rende necessario ora”. Il progetto di subholding resta un progetto”. Ma perché il ceo di Unicredit frena sull’idea di creare una subholding per le attività estere del gruppo bancario europeo?
“Il nostro progetto di subholding era stato pensato più di un anno fa per ottimizzare il costo del funding e la nostra struttura”, ma “nel nuovo contesto macroeconomico” con condizioni di politica monetaria più favorevoli “non è necessario, non c’è ragione per noi, di mettere in atto la subholding. Il progetto rimane un progetto”. Parole che suonano come un cambio di rotta definitivo più che l’attesa di un momento più opportuno per procedere con il piano di scissione e poi IPO sul mercato.
Il secondo punto su cui Mustier ha chiarito la direzione di marcia riguarda riguarda la crescita interna senza dunque procedere a fusioni o acquisizioni. “Non c’è nessuno progetto di M&A”, ha ribadito il ceo di Unicredit. In particolare su Mps ha detto “Non commentiamo le speculazioni”.  “Non commentiamo rumors e speculazioni” ma “Lasciatemi ribadire che il nostro piano al 2023 è basato sull’assunto ‘senza M&A'”, ha sottolineato Mustier. Dunque una conferma della linea precedente ribadita fino allo sfinimento. Tattica negoziale? Solo i prossimi mesi lo chiariranno.
“Nell’attuale contesto stiamo accelerando la trasformazione delle banca”, ha spiegato indicando che “Preferiamo trasformare piuttosto che integrare e vogliamo usare l’eccesso di capitale per supportare l’economia e per restituire il capitale ai soci quando il regolatore (la Bce, ndr) lo permetterà”. “Questa – ha concluso Mustier – è la risposta sulla nostra strategia e non cambia di un centimetro.” Alla domanda specifica se l’arrivo di Pier Carlo Padoan, ex ministro dell’Economia nei governi Renzi e Gentiloni ed ex deputato, al vertice di Unicredit potrebbe favorire l’acquisizione di Mps, Mustier si è limitato a replicare che “io con il management team siamo deliziati di accogliere Padon come presidente designato: data la sua esperienza in Italia e a livello internaziona è un grande valore aggiunto per la banca”. Parole di circostanza? Forse ma le parole di Mustier non si prestano a interpretazioni ambigue.
Più in dettaglio Unicredit chiude i primi 9 mesi del 2020 con una perdita di 1,6 miliardi (sottostante 1,06 miliardi). Nel terzo trimestre il gruppo registra un utile di 680 milioni (-42,4% sul trimestre 2019) sopra il consensus degli analisti che ne prevedeva 300 milioni. L’utile netto sottostante del trimestre è di 692 milioni (+31,1% trimestre su trimestre) . Il gruppo ha registrato un miglioramento della performance commerciale a seguito dell’allentamento dei lockdown in molti dei mercati principali nelle ultime fasi del secondo trimestre. I ricavi a 4,4 miliardi segnano un rialzo del 4,4% trimestre su trimestre ma un calo del 7,4% anno su anno.
L’utile netto sottostante di quasi 700 milioni nel trimestre è grazie a maggiori ricavi, continuo controllo dei costi e accelerata trasformazione nel modello di business. Sui 9 mesi l’utile sottostante è di 1,06 miliardi. Tutte le divisioni hanno registrato un utile nel trimestre, con i maggiori contributi alla performance da parte di Cib e Cee, le banche dell’Europa centro orientale che sebbene orfane dei dividendi della banca in Polonia (Pekao Bank) e Turchia (Yapi Credit) continuano ad macinare utili utili al bilancio della capogruppo.
Solido lo stato patrimoniale. Il Cet1 ratio fully loaded è al 14,41%, il Cet1 Mda buffer fully loaded a 538 punti base in rialzo di 58 punti base trimestre su trimestre e rapporto tra crediti deteriorati lordi e totale crediti lordi a 4,7 per cento. Il margine di interesse è di 2,3 miliardi in calo del 3,8% trimestre su trimestre a causa dei minori volumi di finanziamento, dell’effetto combinato dei prestiti garantiti dallo stato e del forte calo dell’Euribor, parzialmente compensato dal riprezzamento dei depositi nella Cee. Le commissioni ammontano a 1,5 miliardi, in crescita del 6,4% trimestre su trimestre, spinte dall’attività della clientela. Quanto ai dividendi, ammontano a 128 milioni, in calo del 30,3% anno su anno a causa della progressiva riduzione nella partecipazione in Yapi e della cessione di Mediobanca e Fineco. I costi operativi sono in calo dell’1,4% trimestre su trimestre e dell’1,5% anno su anno grazie alla costante disciplina sui costi, che ha più che compensato spese correlate a Covid-19 per oltre 18 milioni di euro nel trimestre. Il target di 1 miliardo di euro per la riduzione dei costi lordi fissato da Team 23 sarà migliorato di oltre 250 milioni a 1,25 miliardi.
Siamo in linea con i tempi previsti per conseguire il nostro obiettivo di utile netto sottostante superiore a 0,8 miliardi di euro” per quest’anno “e confermiamo il nostro target tra 3 e 3,5 miliardi” per il 2021, ha confermato il ceo di Unicredit, Jean Pierre Mustier, nella nota sulla trimestrale. Ma su questo sarà meglio attendere gli sviluppi dell’economia dell’eurozona, la politica monetaria della Bce e la messa in funzione del NGEU, il recovery Plan europeo anti pandemia.
Infine va segnalata la posizione di Goldman Sachs che sottolinea che un aspetto significativo del titolo della banca milanese di Piazza Gae Aulenti è rappresentato dal possibile ritorno sul capitale una volta che l’Eurotower darà il disco verde al ritorno allo stacco del dividendo e al buyback di azioni proprie, dal momento che l’istituto ha molto liquidità nei suoi conti. Gli analisti di una delle maggiori banchea d’investimento del pianeta calcolano in 10 miliardi l’eccesso di liquidità messa da parte, pari a due terzi della capitalizzazione di mercato. Un bel tesoretto.