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Proteste in Senegal per il fermo di un leader dell’opposizione

Che succede nel Senegal, uno dei principali paesi africani e patria del poeta e primo presidente del paese Léopold Sédar Senghor? Alcune vicende politiche interne e i disordini di piazza che ne sono seguiti hanno riportato l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale sul dinamico e strategico paese africano.
Ma andiamo con ordine. Il principale oppositore del potere senegalese, il deputato Ousmane Sonko, ha trascorso la sua prima notte sotto la custodia della polizia ed è rimasto in silenzio di fronte agli agenti dopo il suo arresto. L’arresto ha causato dei disordini nella capitale il 3 marzo. Il parlamentare, terzo alle elezioni presidenziali del 2019 e che dovrebbe essere uno dei principali candidati per le prossime elezioni, è stato arrestato il 3 marzo mentre si recava in tribunale dove doveva essere ascoltato con l’accusa di stupro. Successivamente Sonko è stato arrestato per i disordini provocati all’ordine pubblico che avrebbe causato andando in in tribunale e rifiutandosi di seguire il percorso stabilito dalle autorità.
Il suo arresto ha scatenato alcuni degli scontri più gravi che Dakar abbia visto negli ultimi anni. Sono stati segnalati disordini anche in altre città del paese. “Ousmane Sonko è ancora in custodia di polizia. Lui e le guardie (del corpo) arrestate (contemporaneamente a lui) rimangono in silenzio per protestare contro le violazioni dei loro diritti di cui sono vittime”, ha detto ad AFP Me Cheikh Khouraissy Ba.
Sonko, 46 anni, leader del partito “Pastef-Les Patriotes”, è stato bersaglio dall’inizio di febbraio di una denuncia per stupro e minacce di morte presentata da una dipendente di un salone di bellezza in cui si sarebbe recato per alleviare il suo mal di schiena. Il caso scuote il mondo politico senegalese, con le elezioni presidenziali del 2024 all’orizzonte. Sonko, una personalità con un profilo anti-sistema e una retorica impetuosa, confuta le accuse. Questo rigoroso musulmano praticante parla  di un complotto ideato dal presidente Macky Sall per rimuoverlo dalle prossime elezioni presidenziali. Il presidente ha negato ogni addebito. Il 3 marzo durante parte della giornata gruppi di giovani e polizia si sono scambiati lanci di pietre e lacrimogeni nella capitale.
I media e i social network hanno segnalato il saccheggio di alcuni negozi. Sempre il 3 marzo il governatore della regione di Dakar, Al Hassan Sall, ha richiesto l’assistenza delle forze armate. Poi il 4 marzo il governatore ha assicurato all’agenzia internazionale AFP che si trattava di una “missione una tantum”, ora terminata. La calma è tornata nella capitale, ha rassicurato.