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I rating “pesano” i rischi sul cambiamento climatico

La Bei, la banca europea per gli investimenti, con sede a Lussemburgo è impegnata a finanziare la transizione green verso la riduzione delle emissioni dannose per il clima. Ma per raggiungere questo importante obiettivo ha varato un punteggio, simile a quello delle agenzie di rating, per valutare la situazione di oltre 180 paesi.
Il modello di punteggio per ogni paese del rischio di cambiamento climatico della Bei fornisce un modo per valutare in modo completo i rischi di cambiamento climatico. Le due serie di punteggi per i rischi fisici (inondazioni,siccità, innalzamento del livello delle acque, aumento della temperatura) e di transizione (la dipendenza da fonti o da ricavi provenienti da energia fossile) aggregano le esposizioni a vari fattori di rischio, tenendo conto della capacità di adattamento e mitigazione di ciascun paese. Gli score sono continui da 0,5 a 5,5 e poi vengono create categorie 1,2,3,4,5 (rischio fisico acuto, cronico, con capacità di adattamento; mentre per il rischio di transizione c’è il rischio di esposizione e di attenuazione, un po’ come i rating che sono categorie e non variabili continue. Posti su un asse cartesiano con il rischio fisico (asse orizzontale) e rischio di transizione (asse verticale) appare la mappa dei paesi più in difficoltà nell’affrontare il cambiamento climatico e la sua transizione energetica.
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I punteggi finali confermano che il rischio climatico è una sfida rilevante per tutti i paesi. Tuttavia, le economie a basso reddito sono più vulnerabili al rischio fisico – in particolare a eventi acuti, innalzamento del livello del mare e caldo eccessivo – e parallelamente hanno una minore capacità di mitigare le sfide poste dalla transizione energetica. In questa categoria ci sono l’isola di Dominica, Bahamas, Haiti, Maldive (a rischio di essere sommerse) e il Mozambico a causa della siccità e il caldo (rischio cronico, non acuto).
Le economie ad alto reddito generalmente affrontano rischi maggiori dalla transizione verso un futuro a basse emissioni di carbonio.
I paesi più dipendenti dalle entrate dei combustibili fossili come quelli del Golfo Persico (Emirati e Arabia Saudita) sono anche tra i più esposti al rischio di transizione energetica. Anche gli Usa non sono messi benissimo a causa della forte dipendenza dal petrolio e dalla scarsità di fonti di energia rinnovabili. L’Europa è in una situazione migliore del resto del mondo.
Il report della Bei https://www.eib.org/en/publications/economics-working-paper-2021-03 fornisce approfondimenti sul modello attualmente in fase di sviluppo. La comprensione dei rischi climatici relativi affrontati dai paesi supporta la gestione dei rischi climatici a livello di paese, oltre ad aiutare a comprendere le condizioni ambientali e politiche affrontate dalle imprese in ciascun paese. Può anche aiutare a identificare le priorità di mitigazione e adattamento e le relative esigenze di finanziamento. Nel complesso, una migliore comprensione dei rischi e delle conseguenti esigenze di adattamento e mitigazione contribuirà a garantire che le opportunità per migliorare la resilienza climatica non vengano perse.